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Dopo aver letto nei quotidiani del weekend le letture e le versioni più fantasiose (distorsioni colpose o dolose poco importa) delle posizioni di persone che a livello provinciale fanno riferimento all'area politica Democratici Dentro e Democratici Davvero, ritengo utile diffondere la nota di Antonio La Forgia di domenica 19/10.
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Democratici Dentro e Democratici Davvero, area politica del PD Emilia-Romagna
La lettura delle pagine locali, oggi (domenica per chi legge), restituisce un'immagine dell'avvio della discussione verso le primarie di Bologna piuttosto confusa, non del tutto comprensibile e dunque, almeno per me, preoccupante.
Mi propongo dunque di formulare in modo nitido le mie convinzioni augurandomi che possa essere cosa utile non solo per me.
Il mio punto di partenza è che la selezione dei candidati a cariche monocratiche attraverso lo strumento delle primarie è sempre opportuno, anzi necessario, poiché esso costituisce la più rilevante occasione in cui il PD può costituirsi davvero come partito di
cittadini, come strumento di una partecipazione democratica efficacemente deliberativa.
E per questa stessa ragione sono anche convinto che votazioni primarie, autentiche nella competizione e nella partecipazione, costituiscano il miglior contributo alla vittoria elettorale. Se così non fosse, se la competizione fosse "truccata", se gli elettori fossero ridotti al rango di comparse, il risultato sarebbe quello opposto, sarebbe un handicap nel confronto con il centrodestra. So che sono molti i nostalgici delle decisioni assunte nei "caminetti" ed i nemici delle primarie: mi auguro che nessuno , per uccidere le primarie, sia disposto a rischiare la sconfitta.
Non sono buone primarie quelle che hanno un vincitore predestinato.
Non sono buone primarie neppure quelle che hanno uno sconfitto predestinato.
Ciò vale per il Comune così come per la Provincia.
Proprio per questo ritengo che il compito fondamentale dei massimi dirigenti del Partito sia quello di promuovere l'ampiezza e la qualità del confronto tra i candidati, l'ampiezza della partecipazione dei cittadini al voto piuttosto che il sostegno, e l'organizzazione del
sostegno, a questo o quel candidato.
Pur non essendo certo uno dei massimi dirigenti del Partito io mi atterrò strettamente a questa ispirazione. E l'area politica che si è costituita assieme a me il 14 ottobre scorso ha deciso di fare altrettanto. Del resto ci costituimmo attorno ad un'idea del PD come Partito di cittadini e attorno ad una ispirazione ulivista circa l'azione ed il ruolo del PD nel campo del centrosinistra, non certo attorno al nome di chi dovesse candidarsi a Sindaco di Bologna o a Presidente della Provincia.
Per queste ragioni, pur non riuscendo a comprenderne distintamente le motivazioni, apprezzo molto la decisione annunciata da De Maria e mi auguro che intenda mettere l'autorevolezza del suo ruolo al servizio, appunto, del successo delle primarie.
Infine un'ultima osservazione. Mi pare ormai acquisito l'abbandono di ogni illusione di autosufficienza e che si sia affermata la volontà di fare del PD il centro di gravità di una coalizione ampia. Una coalizione definita da una forte coesione programmatica e non segnata, mi auguro, da esclusioni pregiudiziali. Se è così mi ostino a dire che le primarie migliori, cioé le primarie più efficaci a rafforzare la lealtà nella coalizione ed a scegliere un candidato vincente, sono primarie di coalizione che consentano a tutti gli elettori della coalizione, e non solo a quelli del PD, di partecipare in modo impegnativo ad una decisione così rilevante. |
I cittadini "democratici-ulivisti"
Scritto da: Res Publica () martedì 21 ottobre 2008