|
Se è valido l'assioma che: vita del Pratello così come è oggi, le canzoni di Dalla e Guccini, eccetera eccetera, rappresentano l'anima di Bologna, si può affermare che a Genova l'assioma conseguentemente rappresentativo è: vita nei caruggi, con i suoi bassi e le sue prostitute, e le canzoni di De Andrè.
Ma a Genova un'ordinanza del sindaco, che non si chiama Sergio Cofferati, ha già messo in discussione quest' assioma senza che ciò scatenasse tutto 'sto casino che fanno i giornali bolognesi. Infatti sono stati chiusi già ben 15 "bassi",ovviamente con la protesta delle prostitute (i nostri osti) e dei clienti. Non esiste a Genova una campagna giornalistica tesa a dimostrare che tale ordinanza discende da un delirio autoritativo della Marta Vincenzi: semplicemente è una cosa da fare, punto e basta, e sicuramente la Sindaca non ne ha discusso né con le prostitute né con i clienti. E allora che i Genovesi sono più fessi di noi? Semplicemente è che forse l'aria di mare, la vocazione di apertura che tutte le città portuali hanno sempre avuto per le novità consente a quegli abitanti di prendere le novità stesse con quel sufficiente distacco necessario a poter dare, tra qualche tempo, un giudizio appropriato sui provvedimenti adottati dal Comune (in termini di vivibilità di quella parte di città), non sottoposti nè a considerazioni rancorose, frettolose e "piccine" di qualche candidato sindaco, nè a un bombardamento mediatico frutto anche della pigrizia di tanti giornalisti bolognesi che non ritengono di dover fare la la fatica necessaria ad analizzare meditatamente i veri effetti nel tempo dei provvedimenti che a Bologna vengono presi a tutela della vivibilità della città. Chi si ricorda per esempio che gli osti bolognesi sono stati già bocciati dal Tar pochi mesi fa su un loro ricorso contro l'ordinanza antialcool? E chi si ricorda, tra i critici di Cofferati e di quell'ordinanza, della campagna mediatica tesa a dimostrare che con quell'ordinanza stessa "la città sarebbe diventata un deserto"? Sono passati solo due anni da allora. Bologna è rimasta viva come prima, i locali che rispettano le regole fanno un sacco di soldi e restano aperti fino a tardi (un esempio: il bombo crepe di via delle Moline). Ma non c'è traccia di autocritica né dall'Ascom, che aveva guidato una campagna "terroristica", arrivando a far scendere in piazza contro l'ordinanza antialcool... i dipendenti dei negozi di abbigliamento di via Indipendenza, e neanche di quei giornalisti che han cantato per mesi la morte della Bologna dei bei tempi... Ma forse, come pensa qualcuno a Bologna, l'ordinanza della sindaca di Genova l'avrà scritta Cofferati in persona..
Paolo Anzellotti
p.s. vorrei sapere che fine ha fatto il mio precedente post di considerazioni sulla candidatura del "giovane" Pasquino. |
|
|
Mi sono chiesto..
Scritto da: robertob () sabato 15 novembre 2008