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Bersani, quei ragazzi ora non lasciamoli soli PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Gandolfi   
lunedì 17 ottobre 2011

Intervistato sull’Unità da Collini sulla guerriglia urbana di ieri a Roma, Bersani risponde che “la protesta va ascoltata” perché il movimento “esprime nel profondo un’esigenza che la politica deve cogliere”; sono d’accordo, speriamo solo che questa sia la volta buona. Come PD abbiamo avuto decine di altre occasioni per farlo, ad iniziare dalla protesta in piazza Navona dell’8 luglio 2008 e la giustificazione della nostra assenza, del nostro non volersi mescolare con loro, è stata sempre legata al timore-volontà di non volerci mettere sopra il “nostro” cappello per lasciarli liberi di esprimersi; in questo modo molti li abbiamo persi alla politica come militanza attiva, altri li abbiamo lasciati in mano a “capipopolo”, altri li abbiamo regalati all’antipolitica, con il risultato che ora siamo sempre a rincorrerli nella speranza di recuperarli.  


Commentando la loro “voglia di futuro” Francesco Piccolo scrive giustamente che “la politica dovrebbe trasformare queste richieste in progetto”, è una sfida importante che dovremmo avere il coraggio e la responsabilità di cogliere “perché chi li dovrebbe rappresentare, chi li potrebbe rappresentare, non li rappresenta. E’ il momento di farlo”, appunto.
Perché questo si verifichi e per evitare che anche questa volta per convenienza di parte qualcuno strizzi “l’occhio agli estremisti”, come scrive Calabresi nel suo editoriale sulla Stampa, i giovani che ieri “abbiamo visti battere le mani a polizia e carabinieri (……) provare a cacciare dal corteo gli incappucciati (….) piangere di rabbia“ non vanno lasciati soli nel difficile tentativo di non farsi “scippare il futuro da chi non crede in nulla,perché la delusione e lo sconforto di ieri non si trasformino in rassegnazione o peggio ancora in rabbia e voglia di “sfasciare e distruggere”. Non lasciamo nelle mani o alle lusinghe di “cattivi maestri” il 99% che ieri ha manifestato pacificamente, non facciamo che la voglia distruttiva dell’1% che ieri ha messo a ferro e fuoco Roma prevalga. Ieri con la loro violenza hanno fatto un regalo grande e (forse) inaspettato a Berlusconi e ai cultori dell’antipolitica e del “tanto sono tutti uguali”; sappiamo che non è così ma per convincere questi giovani non basta dirlo, bisogna dimostrarlo nei fatti. Questo spetta alla politica ed ai partiti (quei pochi che ancora si possono definire tali), in particolare al Partito Democratico, altrimenti vinceranno l’antipolitica e le ragioni di chi si gongola in attesa che il paese chieda il pugno duro, l’uomo forte. Prepariamo bene il 5 novembre, quel sabato dovremo riempire Roma con i nostri colori, il nostro entusiasmo, il nostro senso di responsabilità e la nostra voglia di futuro e Democrazia per ritornare ad essere quel Paese normale che ci meritiamo; sarebbe bello se insieme a noi ci fossero anche quei ragazzi “che erano lì e che non c’entrano niente con gli scontri”. 

Claudio Gandolfi




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