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Se non ora, quando? PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Braga   
venerdì 26 agosto 2011
SE NON ORA, QUANDO?
“Se non ora, quando?” , uno slogan felice che dava con immediatezza il senso della necessità e dell’urgenza di un forte segnale a tutela della dignità delle donne.
Possiamo mutuarlo per accompagnare lo sciopero generale indetto dalla CGIL  per il 6 settembre prossimo.
Quando ci decidiamo a dire ad alta voce che questa finanziaria è un pesantissimo attacco di classe? Quando ci decidiamo a dire che, ancora una volta, vogliono fare pagare la crisi alla classe operaia, ai ceti meno abbienti, ai precari, alle donne - espulse dal luogo di lavoro -, ai disoccupati, ai sottoccupati, ai lavoratori in “nero” (non certo per scelta), ai milioni di nuovi poveri.
La CGIL scende in piazza e parte della sinistra, tra cui diversi esponenti di rilievo del PD, scendono immediatamente in campo, affianco al Ministro Sacconi e a Renato Brunetta, per dire che :” Non è il momento”, “Non è il caso di creare divisioni”, “Non è così che si affronta il problema”, “ci vuole coesione nazionale” etc, etc, e via con i distinguo…., vedi anche il balletto sulla imposizione fiscale agli enti religiosi.
Vale la pena affermare che NON dovrebbe essere un problema dei ceti medi ed operai risolvere la crisi ma, a quanto sembra,sono proprio loro, con il loro  progressivo impoverimento, ad essere visti  come la soluzione al problema stesso.
Vale la pena affermare che questa crisi finanziaria globale e transnazionale non è nata alla catena di montaggio, nelle fabbriche o nel terziario. Nasce , si sviluppa e avvelena il mondo intero, nei salotti finanziari, tra le scrivanie di poche migliaia di GURU FINANZIARI che hanno giocato sulla pelle di milioni di cittadini inventando le più ardite architetture finanziarie , creando una ricchezza virtuale di cui pochi eletti hanno goduto realmente.
Ma dove sta scritto che la crisi la  dobbiamo pagare solo noi e che non è nemmeno opportuno alzare la voce per dire che non è giusto?
Già da tempo avremmo dovuto invalidare questo governo incapace e conservatore, sfidandolo con la forza della ragione e con le armi della giustizia sociale e c’è veramente da meravigliarsi che fino ad ora la pace sociale non sia stata ancora violata visto quanto è accaduto e sta accadendo..
Purtroppo la classe politica, la famigerata casta, trasversalmente pare tutta tesa a difendere i propri  privilegi piuttosto che adottare soluzioni, anche difficili , che possano toccare interessi sinora assolutamente protetti.
Almeno diciamolo nelle piazze e misuriamoci su questo fronte. Mettiamo  in luce “i come ed i perché” di questa crisi che non è nata per caso, nel caldo di una torrida estate,  non è esplosa all’improvviso  come un bubbone avvelenato, ma si è sviluppata e diffusa lungo l’arco di diversi  anni. Anni  dove tutto sembrava permesso e dove nessuno controllava (neanche ora sta accadendo) cosa stava avvenendo (vedi mutui subprime/derivati/titoli tossici/credit crunch e via compagnia cantando), arrivando sino al default (più prosaicamente: al fallimento) di intere nazioni .
Diciamo che questa è una crisi finanziaria che ha messo in ginocchio l’economia reale,  che ha contribuito in maniera primaria all’espulsione di milioni di lavoratori dai luoghi di lavoro ed impedisce a milioni di giovani d’entrarci.  Se siamo in recessione e molti segnali lo indicano, lo siamo perché il denaro (il frutto del lavoro e non della speculazione) si è progressivamente , in grande quantità,  concentrato nelle mani di pochi, circolando sempre meno, non favorendo  lo sviluppo, non contribuendo  all’equilibrio sociale. Si va  bruciando  sulle piazze finanziarie grazie alle manovre speculative di chi gioca sui capitali senza tenere conto che è il lavoro  ed un profitto equamente distribuito che portano alla ricchezza delle nazioni.
Finalmente siamo chiamati a dire tutto questo nelle piazze d’Italia ed allora, “se non ora, quando?”



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