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Per Donini segretario PDF Stampa E-mail
Scritto da Liviano Malaguti   
martedì 18 maggio 2010

Da parecchio tempo, il momento di scelta del segretario, e del gruppo dirigente del PD, viene presentato e vissuto come passaggio fondamentale per il Partito. E’ stato così con Veltroni, con Franceschini ed, infine, con Bersani. Tutto vero, non c’è dubbio.

 

Non crediamo, come iscritti, che ciò sia un segno di forza, anzi, dà più l’idea di una continua ultima spiaggia; una conferma, poco incoraggiante, della mancanza di una linea politica ben individuata, sicura, condivisa.

E’ auspicabile che la scelta del nuovo segretario, questa volta, segni la fine delle incertezze e degli ondeggiamenti, che sono sembrati, finora, mettere in discussione la sopravvivenza stessa del Partito.

Contrasti, opinioni diverse, differenziazioni, animano il cuore democratico di un partito e vanno, certamente, garantiti tutti gli spazi nei quali si possano manifestare; ma ci piacerebbe che si evitasse di spingere la critica fino all’estremo, fino a farci interrogare sempre sulle ragioni dello stare insieme.

Il Partito Democratico, pur con innegabili limiti nella sua realizzazione concreta, rappresenta, infatti, un progetto politico straordinario, in cui milioni di persone credono e per il quale tante energie sono già in campo e tante altre sono pronte a farlo, se sapremo creare le condizioni giuste. E’ su questo che dobbiamo puntare, su questo dobbiamo sfidarci, dentro e fuori del Partito.

Anche la scelta del Segretario Provinciale di Bologna non può prescindere dalle riflessioni generali che riguardano il PD. Dopo una fase, non semplice, di traghettamento di due entità politiche ed organizzative verso un unico partito, occorre un segretario che sia e, soprattutto, si senta espressione del nuovo che si è formato, anche a Bologna. Sia nella politica che nella società.

 

Un Segretario che sia vicino alla gente”, è sempre lo slogan di tutti i candidati segretari. Facciamolo davvero, questa volta: un segretario che non finisca per restare chiuso in Via Rivani, prigioniero di documenti e scartoffie; un segretario che indirizzi la propria azione politica a rivitalizzare il Partito e non alla mediazione continua, all’interno ed all’esterno. Un segretario che trovi il tempo, diciamo una volta al mese?, di andare in un Circolo, sia grande che piccolo, ad incontrare di persona la gente vera; un segretario che sappia dire ai tanti che hanno avuto tanto dal Partito, e che ancora reclamerebbero incarichi e ruoli, di fare lo stesso percorso, una volta al mese. Un bagno di umiltà ed un messaggio forte a chi ci osserva dal mondo del lavoro, dello studio, della fatica quotidiana.

Questo, sì, avvicinerebbe il Partito alla gente e la gente al Partito; pensiamo come sarebbe, se ci fosse la possibilità, per tutti, di dialogare, di fare domande, di avere risposte, da un ex assessore provinciale o regionale o presidente di Ente; senza formalità e fuori dallo stile comizio.

Come si dovrebbe fare tra amici e compagni; tra gli uni, che, avendo ricoperto ruoli importanti, hanno informazioni e conoscenze, e gli altri, che glielo hanno consentito con il loro voto.

Un Segretario che rinnovi anche il linguaggio, non solo nelle forme tecniche, ma anche nella sostanza: bisogna dare alle persone più speranze, dare più sogni, scrollarci di dosso quella patina di troppo seriosi, sempre piagnoni, un po’ saccenti e noiosi. Puntiamo non solo sulla ragione, ma sul cuore, sull’entusiasmo, sulla fantasia.

Ma per fare ciò, senza passare per ciarlatani, bisogna saper produrre idee innovative, dare spazio ad un’immaginazione progettuale finora carente, interpretare anche quello che la gente, alla politica, non chiede con clamore.

Anche in questo, noi siamo deboli nei confronti del berlusconismo: non sappiamo dare un sogno a chi vive le difficoltà della vita.

Guazzaloca, uno di noi?

Per cinque anni abbiamo contestato non la persona, ma la sua concezione della politica, il suo modo di pensare Bologna. Una visione municipalistica chiusa, accartocciata su se stessa, una bolognesità sbandierata ma ridotta a battute al bar e qualche frase in dialetto. E adesso, oplà, una bella capriola e diciamo ai cittadini che questo signore può essere un nostro candidato! No, grazie.

Per un rinnovamento, finalmente reale, occorre avere alla guida del PD di Bologna un segretario che ci creda fino in fondo, disposto a mettersi in gioco anche dopo l’elezione, che sappia fare, dell’esperienza acquisita, non la zavorra per le non decisioni, ma il carburante per superare ostacoli e diffidenze.

Raffaele Donini, per esperienza, per mentalità, per carattere e per formazione politica ci rassicura sul fatto che potrà essere l’ottimo segretario di cui il PD bolognese ha bisogno nei prossimi anni.

Sosteniamo la sua candidatura con convinzione e fiducia nel futuro: del nostro partito e del nostro territorio.

 




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