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Direzione 21 novembre: la relazione di Raffaele Donini PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
martedì 22 novembre 2011

 

L'intervento del segretario del PD di Bologna alla riunione della Direzione provinciale del Partito di lunedì 21 novembre 2011:

"Care democratiche, cari democratici,

la prima obiezione che osservatori esterni un po' tendenziosi potrebbero avanzare nei confronti dei temi all'ordine del giorno della Direzione di oggi la voglio subito anticipare, nella premessa del mio ragionamento a sostegno del documento posto in votazione questa sera. Davvero era così necessario – ci si potrà obiettare – che il PD bolognese riunisse la Direzione del Partito per discutere di organizzazione interna quando il Paese, nel suo complesso, e gran parte dello schieramento di forze politiche, a livello nazionale, stanno cercando di far uscire l'Italia dal baratro? Nel periodo in cui siamo chiamati a discutere nel merito le imminenti riforme fiscali, sociali, del nuovo Governo Monti (che vede peraltro l'appoggio convinto del PD), nel tentativo di coniugare politiche di rigore finanziario, crescita e sviluppo economico ed equità sociale, era così indispensabile riunire i Circoli su un documento di riforma del Partito?
La nostra risposta non può che essere sì!

Era importante anche concludere, in modo partecipato e condiviso, la nostra Conferenza sul Partito, che fra l'altro a Bologna abbiamo avviato ormai da diversi mesi, ancor prima che se ne discutesse a livello nazionale.
Perché accanto ai temi fondanti l'impegno del PD – che riguardano la ricostruzione dell'Italia dalle macerie economico-finanziarie e sociali a residuo del lungo dominio berlusconiano, accanto alle molte nostre iniziative in programma in questi giorni e per le prossime settimane, inevitabilmente concentrate sui temi caldi dell'attualità politica nazionale, come la riforma fiscale, la coesione sociale e la prospettiva del sistema di welfare, le politiche a sostegno della crescita e dell'occupazione, la riduzione dei costi della politica – pensiamo sia utile, parallelamente, costruire anche la tenuta politica del PD con una riflessione vera, non rituale, sulla forma Partito, sui modelli organizzativi della nostra attività politica, per proiettare il nostro progetto politico sempre più verso l'esterno, immergerlo proficuamente nelle dinamiche reali della società che noi vogliamo rappresentare e cambiare, mettere nelle migliori condizioni di agibilità politica tutte le energie e le risorse interne, a cominciare da quelle rappresentate dai nostri Circoli, dai nostri livelli istituzionali, in modo da stimolare e incoraggiare un protagonismo diffuso nel Partito e nella società.

Siamo consapevoli che oggi il Partito Democratico bolognese possa rappresentare, nel contesto nazionale, un punto avanzato di elaborazione e innovazione politica e organizzativa, capace di affermare, con sempre maggiore efficacia, i caratteri di apertura alla società, radicamento territoriale, partecipazione popolare del nostro Partito.
Oggi a Bologna i cittadini che ancora credono nella capacità della politica in generale, e dei partiti in particolare, di autoriformarsi per rispondere sempre di più e meglio alla fame di democrazia e di partecipazione che il ventennio berlusconiano ha di fatto alimentato – con le continue politiche di casta, con il malcostume dei rappresentanti delle Istituzioni, con le leggi ad personam, con il culto del leader e, soprattutto, con l'omologazione politica, culturale e di pensiero – devono trovare sempre più nel Partito Democratico un interlocutore attento e sensibile alle loro istanze, a volte persino alle loro grida di dolore. Devono trovare nel PD, in sostanza, un progetto politico capace di vivere al proprio interno e rappresentare nella quotidiana azione politica sul territorio e nelle istituzioni i valori e gli ideali di libertà, eguaglianza, democrazia e partecipazione contenuti nella nostra Costituzione.
La nostra discussione sul Partito è quindi cominciata da qui. Dalla definizione di un nuovo modo con il quale il PD di Bologna, unito, vivace, plurale, dotato di risorse fresche e di progetti innovativi, potesse offrire un contributo non rituale alla riflessione nazionale in corso, per far diventare il Partito Democratico il partito dei cittadini: un luogo fecondo di sintesi fra pensieri politici diversi che sappiano però riconoscersi in una dimensione valoriale comune.

Per noi il pluralismo è un valore. Il pluralismo che liberi ed esprima, innanzitutto, l'autonomia di giudizio di ciascuno di noi senza che venga mai meno quel senso di responsabilità collettiva e di appartenenza piena a una comunità politica che nutre l'ambizione alta di cambiare la politica e il nostro Paese. Il pluralismo delle idee e del pensiero rappresenta la migliore garanzia che le diverse identità culturali e politiche che hanno costruito il PD possano trovare luoghi e temi di confronto per costruire il nostro patrimonio valoriale, politico, programmatico del futuro, da affidare alle prossime generazioni.
Non si confonda però pluralismo politico e culturale del nostro partito con la cristallizzazione delle logiche di corrente interne al PD. E, peggio ancora, con le fedeltà a priori rivolte nei confronti di gruppi di pressione e potere interno, riconducibili alle ambizioni dei singoli. Chi sta nel PD deve sempre mettere in secondo piano le proprie legittime ambizioni personali di fronte all'interesse supremo del bene comune, dell'Italia, delle nostre comunità locali, del Partito. Le prove per misurare il senso di generosità politica di ciascuno di noi non mancheranno sicuramente nel prossimo futuro e dovremo essere vigili, complessivamente come collettivo, nel richiederne il rispetto più profondo.

Nel documento, già acquisito da questo organismo direttivo e posto all'attenzione dei nostri Circoli, sono richiamati i principali progetti e propositi di innovazione politica e organizzativa del nostro partito, tenendo conto delle indicazioni del territorio, dei nostri iscritti e dei nostri militanti. Le richiamo in sintesi, cercando di offrire attraverso essi un profilo comune, unitario, identitario del PD bolognese, così come definito da questo documento.

Un partito che intende selezionare la propria rappresentanza politica e istituzionale (non solo per le cariche monocratiche ma per esempio anche per la propria futura delegazione parlamentare) attraverso l'espressione diretta dei cittadini, iscritti ed elettori, mediante elezioni primarie vere, aperte, democratiche, nell'intento di realizzare sempre più quella riconciliazione sentimentale fra la politica e i cittadini, ormai non più derogabile, per arginare le spinte all'antipolitica, alla demagogia e al populismo. A tal proposito ho condiviso e faccio mia la riflessione aperta non solo dai Circoli territoriali ma anche da varie personalità, interne ed esterne al Partito, che hanno ritenuto di farmi pervenire ulteriori contributi di idee a sostegno della nostra discussione di oggi, laddove si definisce il sentimento di antipolitica una conseguenza delle inadeguatezze della politica, poiché la vera distinzione è tra buona e cattiva politica.
C’è un’area, anche nel centrosinistra, insofferente verso i partiti. È diffuso un sentimento di malessere e disaffezione. Per superare il quale non bastano le frasi ad effetto o i richiami a un ordine che non c’è più. Bisogna partire da lì: da una politica, quella italiana, che è la più costosa d’Europa senza essere la più efficace. Per vincere il risentimento popolare, oggi molto diffuso in vasti settori dell'elettorato, il PD deve esprimere una sua cifra distintiva, in modo da rigenerare attrazione soprattutto sui giovani, oggi lasciati alla mercé dei capi-popolo o dei capi-bastone, in un qualunquismo becero, senza prospettive, né per i giovani, né per la politica, né per il Paese.

Occorre oggi, in Italia, riportare sobrietà e onestà nella politica: non solo quella intellettuale, come si ama ripetere, ma quella completa, a tutto tondo; l’onestà personale, quella delle persone perbene, corrette, che non rubano, pagano le tasse, vivono di ciò che guadagnano, fanno il loro dovere. Il rispetto diffuso delle regole è patrimonio che ci appartiene, come anche il coraggio delle azioni per farle rispettare. La legalità non è una variabile indipendente: è il presupposto stesso della buona politica. Senza primato della legge non c’è neppure primato della politica. Per questo è doveroso esigere, nei confronti di chi rivesta cariche pubbliche, 'disciplina e onore', come suggerisce la Costituzione.

Un partito capace di costruire anche la sua classe dirigente, mettendo in campo diversi e molteplici percorsi di formazione non solo per le giovani generazioni ma anche per chi riveste ruoli di responsabilità all'interno dei Circoli, per chi svolge la sua funzione nei vari livelli istituzionali. In questo ambito si colloca la sperimentazione di LA.BO. Non certamente finalizzata ad individuare scorciatoie di stampo carrieristico dei giovani partecipanti, ma volta a formare laboratori di studio, ricerca ed innovazione politica al servizio del Partito e dei nostri livelli istituzionali.

Un partito che deve sempre più interloquire con i mondi esterni al PD, con particolare riferimento alle varie esperienze di volontariato. A quelle persone, impegnate in associazioni assistenziali, culturali, sportive, in progetti educativi e di integrazione sociale, in comitati civici affini alle battaglie politiche del Partito, dobbiamo offrire noi stessi, la nostra capacità di radicamento sociale, la nostra organizzazione, le nostre sedi, affinché possano sempre di più riconoscere il nostro partito quale punto di riferimento indispensabile per la loro azione sociale.

Un partito intento ad esplorare nuove forme, modi, tempi di svolgimento dell'attività politica attraverso l'utilizzo proprio della rete. Non si devono ovviamente mettere le diverse forme di attività politica in contrasto fra loro, ma in una logica di integrazione; favorire cioè le une e le altre, in modo da estendere la nostra capacità di penetrazione in tutti gli ambiti di impegno politico dei cittadini. Un partito capace di valorizzare il ruolo dei Forum e dei Circoli sui luoghi di lavoro come affluenti della nostra proposta politica, rendendo quei luoghi di riflessione e discussione aperti a competenze ed esperienze professionali che ne rappresentino il valore aggiunto e la reale possibilità di congiunzione fra Partito e società.

Un partito federale, trasparente, che promuove il ricambio generazionale e il rinnovamento politico nelle forme descritte dal documento: con il massimo organismo direttivo composto per oltre i due terzi in base alle scelte dirette del territorio, con il rispetto del limite di due mandati congressuali per ogni incarico di direzione politica, con l'introduzione del principio di tracciabilità dell'impegno politico di ciascun dirigente nei confronti del territorio che lo ha designato, con la sobrietà e la trasparenza dei comportamenti del gruppo dirigente allargato del Partito, con la fine del funzionariato politico a tempo indeterminato per coloro che rivestono responsabilità tali da comportare, per l'esercizio delle funzioni assegnate, un incarico lavorativo a tempo pieno.

Stiamo cambiando insieme il PD a Bologna e possiamo costruire insieme, passo dopo passo, una nuova concezione del modello politico, organizzativo del nostro partito.
Sono certo che con la riforma del Partito che proponiamo e che stiamo già in buona parte realizzando sarà più agevole far sì che il PD possa, anche in questa fase delicata e complessa della vita italiana, attrarre sempre nuove e migliori energie dalla società e consolidare l'entusiasmo e la passione di chi oggi ne costituisce il patrimonio umano e politico indispensabile.

Con ogni probabilità siamo, ad oggi, l'unica Federazione del Partito in Italia ad aver aperto e concluso, favorendo il protagonismo dei nostri Circoli e ricercando la più ampia unità interna, una Conferenza Organizzativa del Partito per rendere il PD una forza politica ancora più aperta, democratica, trasparente.
Ma ho buona ragione di ritenere che questo nostro lavoro possa essere utile anche al livello nazionale del nostro partito, a cominciare da altre federazioni del PD che, come noi, vogliono portare a compimento le ragioni per le quali il Partito Democratico è nato, proiettando la sua linea politica e la sua organizzazione interna verso il futuro, con l'ambizione profonda di esserne protagonisti".

Raffaele Donini
segretario del Partito Democratico di Bologna

La relazione in formato PDF




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