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Direzione 22 dicembre: la relazione di Raffaele Donini PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedì 22 dicembre 2011

 

L'intervento con cui il segretario del PD di Bologna ha aperto la riunione della Direzione provinciale di giovedì 22 dicembre 2011:

"Care democratiche, cari democratici,
abbiamo ritenuto opportuno convocare tempestivamente questa Direzione del Partito, proprio nel giorno in cui la manovra finanziaria del Governo Monti è stata definitivamente approvata dal Parlamento con il voto favorevole del PD, poiché crediamo che una discussione politica all'interno del nostro Partito, volta ad approfondirne e a chiarirne i contenuti, sia fondamentale per poter sviluppare, nelle prossime settimane, una serie di iniziative politiche nei territori della città e della provincia, con il pieno coinvolgimento dei nostri Circoli e con l'impegno di tutto il gruppo dirigente qui rappresentato.
Dobbiamo innanzitutto rappresentare ai cittadini, dopo anni di messaggi truffaldini e falsati, frutto della propaganda berlusconiana, la reale gravità della situazione economica italiana, poiché solo così può essere compreso, in questa fase così delicata per il nostro Paese, il grande senso di responsabilità del Partito Democratico, che ha assicurato al Governo Monti il proprio sostegno politico e ha contribuito a garantire la conversione in legge del decreto 'salva Italia' da parte del Parlamento.

Anche a causa delle dissennate politiche economiche del centro-destra, in questi ultimi anni di crisi economica, l'Italia si trova ora in piena recessione; e tutti sappiamo che in assenza di interventi urgenti di riordino e di assestamento dei conti pubblici e di riforme strutturali il nostro Paese rischia seriamente di precipitare nel dissesto finanziario sotto il peso esorbitante del nostro debito pubblico.
La fase che si è aperta, dopo le dimissioni di Berlusconi, non può essere annoverata nelle categorie tradizionali della politica.
Siamo in un momento molto delicato di emergenza nazionale e non c'erano alternative alla nascita di un Esecutivo tecnico, sostenuto da una larga base parlamentare che comprendesse anche le forze politiche più rilevanti e responsabili della sinistra.
Un Governo, quello guidato dal prof. Mario Monti, chiamato ad assumere importanti e inderogabili provvedimenti, per evitare il dissesto finanziario e per far uscire il nostro Paese dalle secche della recessione.

Non c'erano i tempi e neppure le condizioni per le elezioni anticipate. In Italia le elezioni si compiono in tre mesi e non in tre settimane.
Lo schieramento progressista e riformista che il PD avrebbe potuto guidare per la competizione elettorale si sarebbe candidato a governare l'Italia e avrebbe trovato la Grecia, un Paese cioè già capitolato dal punto di vista economico-finanziario, irrimediabilmente emarginato, se non addirittura escluso, dalla stessa moneta unica europea.
Non potevamo assumerci questa responsabilità nei confronti dei nostri figli. Non potevamo far prevalere l'interesse elettorale del nostro Partito dinnanzi all'interesse supremo del nostro Paese.

E allora bene ha fatto il PD ad assumersi fino in fondo questa responsabilità nazionale, sotto la guida del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, assicurando il proprio sostegno al Governo di Mario Monti e garantendo la rapida approvazione della Manovra, cercando in Parlamento di cambiare, in accordo con le altre forze politiche, alcuni provvedimenti contenuti nella prima stesura del decreto-legge, che a nostro giudizio erano iniqui e ingiusti, ed inserendo nel testo di legge definitivo alcuni elementi di discontinuità nella politica economica del nostro Paese, sui quali si è concentrata l'azione dei nostri parlamentari.
È bene non dimenticarli questi correttivi chiesti e ottenuti dal nostro Partito.

Grazie all'azione politica del PD è stato infatti recuperato, per il 2012 e il 2013, il riconoscimento dell'indicizzazione piena anche per le pensioni pari a tre volte il minimo (fino a 1400 euro lordi). Il miglioramento riguarda oltre tre milioni e mezzo di persone. Sarà quindi garantita, complessivamente, l'indicizzazione delle pensioni per quasi 10 milioni di persone.
È stato attenuato l'effetto pesante che la riforma introdotta con decreto-legge aveva sui lavoratori del privato che devono accedere alla pensione e che, a fronte del superamento delle quote, rischiavano di restare a lavoro per molti anni oltre quelli che avevano preventivato.
Sempre in materia pensionistica, è stata ridotta la penalizzazione prevista per l'anticipo di pensionamento rispetto ai 62 anni.
Per il cosiddetto 'Scivolo' alla pensione dei lavoratori in mobilità e assimilati si è passati dal numero di 50 mila, previsto originariamente dal decreto, all'indicazione dei soli limiti finanziari, distribuiti anno per anno nel triennio, affidando al Ministro del Lavoro e al Ministro dell'Economia la realizzazione del monitoraggio dei casi interessati e la definizione puntuale dei criteri di riconoscimento del diritto all'interno di quei fondi.
Inoltre, la data di riferimento per gli accordi di mobilità per cui è riconosciuta la deroga ai nuovi requisiti di accesso alla pensione è stata posticipata al 4 dicembre 2011 (era fissata precedentemente al 31 ottobre) e questo consente di includere nel beneficio molti accordi, quali ad esempio Termini Imerese e quelli del gruppo Finmeccanica-Alenia , che diversamente sarebbero risultati clamorosamente esclusi.
Per ottenere poi una maggiore equità delle misure adottate, è stato previsto un ulteriore intervento sulle pensioni alte, che subiscono una riduzione del 15 per cento sopra i 200 mila euro.
Infine, si è previsto l'aumento dei contributi previdenziali per artigiani e commercianti: l’aliquota sale dell’1,3% nel 2012 (nel primo testo era dello 0,3%), di un altro 0,45% l’anno dal 2013 e fino al 2018, quando raggiungerà la soglia del 24%. La misura potrà risultare al momento sgradita, ma contribuisce a migliorare l'adeguatezza delle pensioni di queste categorie e a garantire meglio l'equilibrio del sistema previdenziale.

Certo, siamo intervenuti a correzione del testo del decreto originario. Questo era il massimo risultato che potevamo ottenere in un Parlamento che risente di una maggioranza di centro-destra e che deve faticosamente superare veti incrociati delle forze politiche fra loro avversarie.
Ma, come ho ricordato poc'anzi, questo era l'unico scenario possibile nell'interesse del Paese.

Siamo comunque riusciti ad ottenere passi significativi verso l'introduzione della patrimoniale, che noi avremmo voluto introdurre in maniera più netta e chiara.
Oltre alla tassazione degli immobili e dei beni mobiliari 'di lusso' registrati (auto di grossa cilindrata, barche, aerei privati), viene introdotta una tassazione dell'1 per mille per il 2012 e dell'1,5 per mille dal 2013 sui prodotti finanziari, cioè sui capitali investiti nella rendita.
Per i prossimi due anni viene introdotta una tassazione straordinaria ulteriore (10 e 13,5 per mille) sulle attività finanziarie oggetto di emersione (i cosiddetti capitali scudati); mentre si stabilizza al 4 per mille per ogni anno ogni intervento di emersione di base imponibile.
Si introduce la tassazione dei beni immobili (edifici) e mobili (depositi finanziari) detenuti all'estero, quest'ultima si configura come una sorta di 'mini Tobin-tax'.

Infine, costituiscono a nostro giudizio ulteriori miglioramenti: l'aumento delle detrazioni sull'IMU (che sostituisce l'ICI) per i carichi famigliari nella misura di 50 euro per ogni figlio (fino ad un massimo di 4, oltre ai 200 euro di detrazione base); la correlazione tra i benefici fiscali e il reddito ISEE, anch'esso rettificato per i carichi familiari, con particolare riguardo alla presenza di figli e di persone non autosufficienti; l'inasprimento delle misure di lotta all'evasione fiscale attraverso l'introduzione dell'incrocio tra tutte le banche dati fiscali, assicurative e previdenziali e patrimoniali; l'introduzione di un tetto agli stipendi dei membri degli organi costituzionali e dei dirigenti pubblici; la restituzione alle Regioni di 800 milioni di euro per il finanziamento del Trasporto Pubblico Locale; il rifinanziamento delle detrazioni del 36 e del 55 per cento per quanto riguarda gli interventi di manutenzione ambientale e tutela ambientale urbana.

Non è questa la nostra manovra del nostro Governo.
È il primo provvedimento di natura finanziaria che il Governo Monti dovrà adottare per far uscire l'Italia dal baratro in cui l'ha spinta l'irresponsabile azione di governo del centro-destra.
Ed è demagogico l'atteggiamento di chi si è chiamato fuori da questa assunzione di responsabilità nei confronti del nostro Paese, con la giustificazione che un'altra manovra fosse possibile.

Sì, un'altra manovra sarebbe stata possibile in un Parlamento orientato politicamente verso il centro-sinistra, come speriamo sia quello che uscirà dalle prossime elezioni politiche della primavera 2013.
Di più: forse altri correttivi sarebbero stati possibili se da parte di alcune forze politiche di centro-sinistra, mi riferisco ovviamente all'Italia dei Valori, non si fosse scelta la strada della demagogia e del populismo, evitando di offrire con responsabilità il proprio contributo in questa fase così delicata per il nostro Paese.

Il PD continuerà a battersi in Parlamento per ottenere quanto oggi non si è ottenuto. A partire dalle liberalizzazioni.
Qui registra certamente un significativo arretramento rispetto all'impostazione iniziale della manovra: lo stop di fatto alla distribuzione dei farmaci di Fascia C (con ricetta non rimborsata) nelle parafarmacie, il rinvio di un anno delle norme di apertura all'accesso alle professioni ordinistiche, l'esclusione dei tassisti rappresentano una battuta d'arresto assai preoccupante, sia sul fronte economico, per il depotenziamento dello stimolo alla crescita che tali interventi veicolavano, sia sul fronte culturale e civile, verso l'apertura della società e l'accesso dei cittadini ai benefici economici e occupazionali di un mercato libero e regolato, sia sul fronte politico, per l'indubitabile cedimento al sistema corporativo che da sempre ingessa il nostro Paese.

Resta, in generale, ancora molto lavoro da fare sul fronte dell'equa distribuzione di impegni e sacrifici per affrontare la fase di uscita dalla crisi economica in cui è caduto il nostro Paese e soprattutto sul fronte della crescita e dell'occupazione. Questo passaggio è però indispensabile per consentire che vi possano essere i successivi.

E bene ha fatto il PD, con il segretario nazionale Pier Luigi Bersani, a stoppare la discussione riguardante le ipotesi di modifica dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, che per noi resta un presidio di civiltà e di coesione sociale.
Oggi la priorità è quella di creare occupazione, non certo di licenziare più facilmente chi ha già un lavoro.
A nostro giudizio oggi occorre promuovere, con una reale concertazione con i sindacati, politiche di stabilizzazione per i lavoratori precari e definire con celerità gli ammortizzatori sociali a quei milioni di disoccupati, molti dei quali giovani e donne, sprovvisti di ogni garanzia.
Anche a Bologna questa posizione è stata molto ben articolata da tutte le parti sociali e dai rappresentanti delle imprese. E su questo ambito si dovrà misurare la discussione riguardante il piano strategico metropolitano.

Chiudo questo mio ragionamento iniziale con un auspicio e un monito, al tempo stesso rivolto a tutto il Partito sia a livello locale che a livello nazionale: in questa fase, così delicata e per certi versi impopolare della politica italiana, il Partito Democratico ha goduto di una fondamentale e indispensabile unità.
Un segno di maturità politica che non ha pari in nessun altro Partito. Dobbiamo continuare ad essere uniti, perché mai come ora la nostra unità è non solo un bene prezioso per noi ma una ricchezza per il Paese.

Insieme garantiremo all'Italia di tornare a progettare il proprio futuro e costruiremo una visione riformista per il governo che verrà eletto alle prossime elezioni con il voto popolare.
Insieme resisteremo alle sirene della demagogia e del populismo, con la forza della nostra serietà e della nostra dignità politica.
Insieme potremo collocare il PD quale architrave democratico, per ridare alla buona politica l'orizzonte che merita e che oggi non sono in pochi a volergli negare".

Raffaele Donini
segretario del Partito Democratico di Bologna

La relazione in formato PDF

 




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