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Direzione 26 settembre: la relazione di Raffaele Donini PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
martedì 27 settembre 2011

L'intervento del segretario del PD di Bologna alla riunione della Direzione provinciale del Partito di lunedì 26 settembre 2011:

"Care democratiche, cari democratici,

oggi riprendiamo la discussione politica all'interno di questa Direzione Federale, in un contesto generale e locale assai mutato rispetto al periodo in cui si svolse l'ultima riunione di questo organismo direttivo". Una Direzione, quella svoltasi lo scorso 27 maggio, che si collocava "all'indomani di una vittoria amministrativa piena e significativa per le elezioni comunali a Bologna, con l'elezione al primo turno del sindaco Virginio Merola, il successo della coalizione di centro sinistra in città e in otto quartieri su nove, la tenuta del PD e la disfatta del centro destra bolognese.

La crisi finanziaria e gli attacchi speculativi al debito sovrano dell'Italia, verificatisi nel corso dell'estate, hanno indebolito fortemente la capacità di tenuta del sistema Paese, accentuato la drammatica crisi occupazionale e sociale soprattutto per le giovani generazioni e generato non pochi dubbi sulle reali possibilità di risanamento dei conti pubblici e sulle prospettive per la crescita e lo sviluppo dell'economia nazionale.

La risposta del Governo non è stata adeguata e le diverse e consecutive manovre finanziarie, messe in campo in modo farraginoso e parziale, hanno inciso in modo negativo sulle condizioni economiche strutturali dell'Italia, tanto da rendere il nostro Paese un osservato speciale da parte dei sistemi finanziari internazionali e causa principale dell'instabilità monetaria dell'Euro.

A fronte di una situazione economica generale che vede, per l'ennesimo anno, l'Italia come un Paese a crescita zero, con una spesa pubblica fuori controllo e il debito pubblico in pericoloso aumento, il Governo, in una drammatica crisi di credibilità internazionale, ha approvato una manovra finanziaria che taglia ossigeno e futuro agli enti locali e, in contrasto con i più elementari principi di equità sociale, chiede sacrifici ai soliti noti: lavoratori dipendenti, pensionati, famiglie e piccole e medie imprese.

Nessuna delle proposte che il PD ha avanzato nel dibattito parlamentare, assai risicato e insufficiente per il ricorso al voto di fiducia, è stata presa in considerazione dal Governo: dal contributo di solidarietà nei confronti dei grandi evasori beneficiati dallo scudo fiscale, all'imposta sui grandi patrimoni per ridurre le tasse sul lavoro e sulle imprese, alla riduzione dei costi della politica a cominciare dal dimezzamento del numero dei parlamentari e dalle proposte di liberalizzazione per il rilancio dell'economia.

Con la manovra finanziaria approvata, le amministrazioni regionali, provinciali e comunali con una buona dotazione di servizi ai cittadini (come lo sono quelle bolognesi) non sono nelle condizioni di conservare gli standard di qualità e quantità delle politiche di sicurezza sociale, nemmeno facendo ricorso alle imposte addizionali e ai tributi locali.

Tale situazione di insostenibilità è stata messa bene in evidenza quest'oggi dal Consiglio comunale straordinario del Comune di Bologna, convocato alla presenza delle parti sociali e delle rappresentanze delle categorie economiche della città, così come si è verificato e si sta verificando in tutti i Comuni del territorio provinciale.

Certo, il clima è cambiato nei rapporti fra l'Amministrazione comunale di Bologna e le rappresentanze sociali, produttive e di categoria.

Soffia un vento nuovo di grande propensione alla collaborazione e alla condivisione delle misure da adottare in ambito locale per reggere alla crisi e favorire politiche di sviluppo e di crescita.

Un clima positivo dovuto soprattutto al buon inizio dell’amministrazione Merola, che nei primi 100 giorni di governo ha preso importanti decisioni, tra cui togliere la tassa sulle scuole materne, aprire i due nidi Roselle e Vestri, avviare le procedure per le infrastrutture, avviare un progetto serio e condiviso di pedonalizzazione del centro cittadino.

Ma senza una ridefinizione del patto di stabilità interno a beneficio dei Comuni virtuosi, ogni tentativo di difendere il grande patrimonio di coesione sociale di cui gode il nostro territorio potrebbe risultare vano o insufficiente.

Oggi in ogni livello della Pubblica Amministrazione la strada da percorrere resta obbligata.

Non sono più derogabili politiche di semplificazione amministrativa e di ulteriore efficientamento della spesa pubblica locale, attraverso processi irreversibili di gestione associata di servizi e funzioni comunali, di recupero dell'evasione tributaria attraverso agenzie territoriali di livello metropolitano, di accorpamento di enti e società pubbliche per i servizi alla persona, di dismissione di quella parte di immobili e di partecipazioni azionarie in società pubbliche non riguardanti servizi essenziali (certo non è pensabile la vendita delle quote azionarie in Hera) dai quali si pensa possa derivare una qualche utilità per la comunità cittadina in ragione di una loro valorizzazione patrimoniale. E un piano condiviso per la sussidiarietà nella gestione della rete dei servizi attraverso l'impiego del terzo settore.

Per una forza politica come la nostra, a forte vocazione di governo, questo non è il momento della paura, tantomeno della timidezza.

Siamo disponibili ad un confronto a 360° con tutti gli interlocutori sociali per mettere nelle condizioni le nostre amministrazioni di uscire da questo passaggio stretto per la definizione delle politiche locali di bilancio e per la discussione del piano strategico metropolitano.

L'obiettivo è quello di ridefinire la vocazione del territorio bolognese come punto di eccellenza delle innovazioni industriali, della ricerca e della tecnologia avanzata, della coesione sociale, della cultura e della conoscenza, in ragione dei numerosi punti di forza di questo territorio, a partire dalla propria Università, dal vivace e competitivo sistema di piccole e medie imprese, dalla rete delle protezioni sociali per la popolazione più debole.

In questo contesto nazionale e locale può sembrare fuorviante avviare un percorso di riorganizzazione strutturale del Partito qual è la Conferenza di Organizzazione che i nostri Circoli saranno chiamati ad istruire già dai prossimi giorni.

Certo, se il dibattito fosse relegato a puri ragionamenti autoreferenziali e vedesse la riproposizione sotto le Due Torri dei rapporti di forza fra le diverse anime del Partito, che spesso si misurano e si contendono spazi, potere e leadership a livello nazionale, ci assumeremmo la responsabilità di una divaricazione imperdonabile rispetto alle aspettative di molti nostri iscritti ed elettori.
Iscritti ed elettori, ma più in generale cittadini, che ancora credono nella capacità della politica in generale, e dei Partiti in particolare, di autoriformarsi per rispondere sempre di più e meglio alla fame di democrazia e di partecipazione che il regime berlusconiano ha di fatto alimentato con le continue politiche di casta, con il malcostume dei rappresentanti delle Istituzioni, con le leggi ad personam, con la compravendita dei deputati in un Parlamento di nominati, con il culto del leader e soprattutto con l'omologazione politica, culturale e di pensiero.

La nostra discussione sul Partito deve quindi cominciare da qui. Da come il PD di Bologna, unito, vivace, dotato di risorse fresche e di progetti innovativi possa offrire un contributo non rituale alla riflessione nazionale per far diventare il Partito Democratico il Partito dei Cittadini: un luogo fecondo di sintesi fra pensieri politici diversi che sappiano però riconoscersi nei valori e nei principi della nostra Costituzione.

Per ragioni di sintesi non richiamo la relazione del Segretario nazionale del Partito, Pier Luigi Bersani, che sarà acquisita, insieme a quella del sottoscritto, dai Circoli territoriali quale stimolo alla libera riflessione politica, in un percorso di discussione che poi vedrà questa Direzione Federale, subito dopo la grande manifestazione nazionale del PD a Roma il prossimo 5 novembre (per la quale ci stiamo mobilitando ai massimi livelli fin da ora), approvare un documento di sintesi sulla riforma del Partito in ragione proprio dei contributi provenienti dal territorio.

Richiamo qui invece i principali progetti di riforma del Partito che abbiamo messo in campo nei mesi scorsi e che rappresentano un tentativo di innovazione politica e di recupero di quella connessione sentimentale fra la politica e i cittadini, importante per non cedere alla deriva qualunquistica e demagogica di rigetto per ogni forma di politica organizzata in Partiti, uscendo però dall'asfissiante circuito autoreferenziale che rischia di soffocare la capacità espansiva delle forze politiche democratiche.

Il primo riguarda la capacità di selezionare e formare la classe dirigente di questo Paese e delle nostre realtà territoriali.

Oggi nessuno nel PD mette più in dubbio le primarie, aperte agli elettori del Partito e del centro sinistra, per la selezione delle candidature monocratiche.

Tale assonanza non era così granitica un anno fa e chi vi parla, certo non in questa Direzione Federale per fortuna, ma in un contesto politico più ampio, non di rado ha sofferto di una certa solitudine nel difenderle in ogni caso e maniera.

Oggi noi proponiamo che esse diventino un tratto identitario del Partito ad ogni livello territoriale correlato al principio irrinunciabile della partecipazione politica.

Proponiamo anche che si studino forme intermedie di consultazione di iscritti ed elettori per scegliere i nostri candidati in Parlamento nel caso dovesse permanere una legge elettorale che priva i cittadini del diritto di scegliere i loro rappresentanti alla Camera e al Senato della Repubblica.

Occorre definire un sistema che renda effettiva questa scelta nel pieno rispetto del principio di parità di genere e che non sia restrittivo rispetto al giusto riconoscimento delle varie culture interne al Partito.

Insomma, un conto sono le diverse idealità che compongono il Partito, dalle quali possano maturare profili e disponibilità per le candidature in Parlamento, nei vari ambienti politici, sociali, culturali, civili in cui si alimenta – o per lo meno dovrebbe alimentarsi – il pluralismo interno al PD, un conto sono gli automatismi correntizi, che magari assicurano fedeltà a questo o quel capo corrente, ma che rischiano, se 'paracadutati' e non radicati nel nostro tessuto sociale, di non espandere il rapporto fra Partito e società. Sull'affermazione di questo principio rappresentativo, credo che il PD di Bologna debba vigilare con serietà e rigore.

Un altro strumento che occorre utilizzare per dare voce alle politiche di partecipazione del PD è il referendum degli iscritti. Non certo per la conta sulle persone ma per le grandi scelte strategiche di governo nazionale e del territorio, fosse anche di Quartiere.

Accanto alla selezione della classe dirigente, occorre poi formare i dirigenti e gli amministratori del futuro. Noi abbiamo sperimentato nei mesi scorsi il progetto LA.BO.

L'idea è quella di andare oltre alla formazione politica tradizionale e formare, in modo strutturale ogni anno, un gruppo di non oltre 30/35 unità, selezionato per curriculum e per colloquio motivazionale, per il quale si organizza un percorso formativo continuo di un anno, partendo certamente da un ciclo di 'lezioni' tematiche tenute da docenti universitari sui temi principali sui quali si concentra l'attività politica del Partito e dei livelli dell'amministrazione, ma prevedendo anche altre tre fasi successive. La prima è quella dell'impatto esperienziale su temi per i quali si registra la vocazione del gruppo, con la possibilità di svolgere alcuni stage di approfondimento tematico in Italia e all'estero. Poi la fase di ricerca di gruppo, assegnando ai giovani progetti di innovazione politica e amministrativa da discutere in Direzione, infine il loro inserimento nei circuiti di responsabilità politica interna al Partito, sul territorio e su scala federale.

Il secondo progetto, riguarda la capacità del Partito di interloquire con la società civile e il mondo del volontariato attraverso la fruizione, da parte delle associazioni del territorio, delle strutture dei Circoli PD.

Oggi, infatti, la politica del PD, soprattutto a Bologna, è espressione, per larga parte, del volontariato. Basti pensare agli oltre 5000 volontari che rendono possibile la produzione di uno degli eventi politici più importanti in Italia, quale è la Festa dell'Unità della nostra città. Oppure ai tanti segretari di Circolo o alla gran parte del gruppo dirigente nel suo complesso.

Ma il volontariato politico è solo una parte del volontariato cittadino. Ci sono tante persone che costituiscono, nel campo dell'associazionismo, la spina dorsale della generosità sociale.

A quelle persone, impegnate in associazioni culturali, sportive, in progetti educativi e di integrazione sociale, in comitati civici affini alle battaglie politiche del Partito, dobbiamo offrire noi stessi, la nostra capacità di radicamento sociale, la nostra organizzazione, le nostre sedi, affinché possano sempre di più riconoscere il nostro Partito quale punto di riferimento indispensabile per la loro azione sociale.
Il progetto 'Circoli Aperti', avviato a gennaio 2011, ha già ottenuto un buon grado di successo in termini di attenzione delle associazioni di volontariato nei confronti del PD bolognese.

Occorre favorire una conferenza di organizzazione apposita in cui mettere in relazione, su tutto il territorio metropolitano, i nostri Circoli in funzione di ascolto e interlocuzione con il mondo del volontariato che si è mostrato interessato. Stiamo parlando di diverse centinaia di associazioni che sono disponibili non solo a riunirsi nelle nostre sedi per svolgere una parte della loro attività, ma anche di riconoscere il PD quale interlocutore privilegiato a livello politico per le istanze sociali che provengono dalla loro attività.

Il terzo progetto riguarda il Circolo on line, il primo esperimento nazionale di un Circolo Telematico a livello provinciale.

Qui occorre accelerare, poiché è già stata compiuta tutta la fase di elaborazione tecnica. Occorre passare alla fase di attuazione con tanto di tesseramento elettronico 2011-2012 (l'ambizione è quella di farne il Circolo più numeroso della Federazione PD di Bologna) per poi precedere, mediante voto elettronico, alla elezione del Segretario di Circolo.

L'idea di fondo resta quella di innovare forme, modi e tempi dell'attività politica perché la società nel suo complesso necessita di altre forme di partecipazione politica accanto alle più tradizionali da noi praticate.

Non si devono ovviamente e stupidamente mettere le diverse forme di attività politica in contrasto fra loro, ma in una logica di integrazione; favorire le une e le altre in modo da estendere la nostra capacità di penetrazione in tutti gli ambiti di impegno politico dei cittadini.

Il quarto progetto riguarda nel suo complesso il rinnovamento del Partito nella sua dimensione federale.

Il rinnovamento è un tema molto sviluppato da parte della comunità politica nel suo complesso e anche nel nostro Partito.

Non va confuso con il solo ricambio generazionale, anche se l'età media dei gruppi dirigenti di un Partito, così come di un'Istituzione o di un Cda aziendale, può rappresentare indubbiamente l'indice di rigenerazione del sistema: in una parola, l'ipotesi di futuro.
C'è chi pensa al rinnovamento quale affrancamento della società dalla politica nel suo complesso, cioè dal luogo in cui dovrebbero trovare una mediazione o semplicemente una gerarchia gli interessi sociali. Di questo rinnovamento io diffido, poiché gli interessi ci sono e rimangono e se viene spazzato via il luogo di mediazione, che è la politica, rimane solo la loro gerarchia e non credo che all'apice finirebbero le istanze, spesso disperate, della popolazione più debole.

Io credo nel rinnovamento della politica, del rinnovamento del pensiero innanzitutto, perché il Partito Democratico nasce per questo, per costruire un patrimonio ideale, politico, programmatico nuovo, da affidare alle generazioni del futuro. Non abbiamo fatto il PD per dare una veste nuova a idee passate. Ma per costruire nuove idee, adatte alla società di oggi.

Credo anche nel rinnovamento delle regole.

Pensiero e regole. Perché le regole enunciano, direi persino realizzano, un pensiero. E perché le regole senza un pensiero che ne ispiri l'attuazione rappresentano soltanto un inutile orpello burocratico e autoreferenziale.

Io credo che sul rinnovamento della politica il PD di Bologna possa dire la sua in qualsiasi contesto politico interno o esterno al Partito.

Basti pensare al percorso che abbiamo compiuto unitariamente fin qui e che non deve arrestarsi ora. A cominciare dal nostro pensiero e dalle nostre regole.

Questa Direzione è composta per il 70% dei suoi membri da espressioni delle zone e dei Quartieri suddivisi per mozione.

Questo di per sé è già una rivoluzione, perché ci ha permesso di ridurne drasticamente il numero dei componenti e perché sia nella maggioranza congressuale, che nella minoranza non si é proceduto per cooptazione di una lista gradita al capo corrente o al Segretario, ma ad una votazione, zona per zona, quartiere per quartiere.

Questa modalità di selezione ha comportato che oltre il 60% dei componenti la Direzione del PD non aveva, per esempio, una precedente responsabilità analoga nei direttivi dei partiti fondatori il PD. Non credo sia un caso questa quota così rilevante di rinnovamento politico. Oltre al dato anagrafico, che rende la nostra Direzione Federale fra le più giovani in Italia, con una media poco superiore ai quarant'anni.

Occorre continuare sulla strada del rinnovamento estendendo questa nostra modalità elettiva a tutti i livelli del Partito.

Inoltre occorre, come abbiamo fatto noi a Bologna, prevedere un limite di due mandati per ogni responsabilità politica in ogni organismo di direzione del Partito.

Se fra due mandati congressuali Raffaele Donini (così parliamo solo di chi vi parla), attuale Segretario provinciale del Partito, non potesse essere ricompreso nella Direzione Federale del PD di Bologna, ho buone ragioni di ritenere che avrebbe altri canali per poter vivere la propria passione politica e che il PD di Bologna andrebbe avanti ugualmente.

Propongo anche di rendere effettivo, magari in un'apposita sezione sul web, nel sito Internet del PD, il principio di tracciabilità dell'impegno politico di ciascuno di noi, dirigenti del PD, soprattutto in relazione alle iniziative che vengono realizzate nei territori presso i quali si è ottenuta la elezione negli organismi di Partito. Questo per rendere sempre più fecondo e stretto il rapporto fra base e gruppo dirigente.

In questa logica i componenti della Direzione potrebbero anche vedersi riconoscere un loro diritto di interrogazione nei confronti del Segretario e dell'Esecutivo per quelle tematiche che rivestono una certa importanza a livello territoriale e di cui spesso non discutiamo negli organismi dirigenti.

Una sorta di spazio 'Question time' in ogni Direzione, o se necessario a scadenze prefissate, per rendere più vicina la nostra discussione anche alle ragioni dei territori che possono avere un'importanza politica complessiva.

Un Partito, dunque, Federale, che affronta discussioni trasparenti, legato al territorio, che riesce ad interpretare la necessità dei cittadini di interloquire costantemente con la politica e non solo in occasioni elettorali.

Un Partito che sia sempre più una casa di vetro nella gestione finanziaria, nel rapporto con le fondazioni e le associazioni che ne condividano le ragioni dell’impegno politico, con le realtà economico – sociali che ne contribuiscono al finanziamento ai sensi delle normative vigenti. Che sia capace di trasmettere il valore della sobrietà dei comportamenti e degli stili di vita del suo gruppo dirigente in ogni livello e che soprattutto, quale comunità politica nel suo insieme, sia capace di rendere esigibili, a qualunque livello, e autonomamente dalle eventuali verifiche dell’autorità giudiziaria, i principi contenuti nel Codice Etico.

A volte, ci sono comportamenti di iscritti al Partito, che per disinvoltura personale, poca trasparenza, inosservanza dei principi legati al Codice Etico, si rendono di fatto incompatibili con la permanenza nel Partito Democratico sotto l’aspetto dell’opportunità politica, anche se non configurabili quali reati o fatti illeciti.

Questi comportamenti, che ledono la credibilità complessiva del Partito, devono pertanto essere tempestivamente individuati e sanzionati ancora prima ed indipendentemente dall'azione di indagine delle competenti autorità giudiziarie.

Infine penso ad un Partito che abbia una propria struttura tecnica e amministrativa efficace, capace di supportarne l'azione politica, composta di personale professionalmente preparato e formato, in regime di stabilità lavorativa con contratti a tempo indeterminato. In questa pianta organica possono trovare collocazione anche una o più profili di funzionariato a tempo indeterminato in funzione tecnica e amministrativa appunto.

Ma per ogni profilo che abbia invece responsabilità politica, per la cui funzione occorre un impiego a tempo pieno (penso alle principali deleghe della Segreteria Politica, a cominciare dal Segretario), occorre correlare tale funzione al mandato ricevuto dal Partito e quindi prevedere esclusivamente contratti di funzionariato a tempo determinato.

La politica, in sostanza, deve rimanere un'esperienza che un cittadino compie sulla base delle sue capacità, del merito e della sua passione, del rapporto con gli elettori. Un'esperienza anche lunga, ma che non può più diventare un mestiere. E questo vale soprattutto per quelli di noi, che hanno la possibilità di cambiare le cose, di suscitare passioni ed impegno politico e civile di tanti cittadini, proprio in un periodo in cui la gran parte dei cittadini vuole partecipazione ma non si fida della politica. Vale cioè per coloro che sentono la responsabilità di costruire qualcosa che gli sopravviva e non solo la preoccupazione di sopravvivere a qualsiasi cosa".

Raffaele Donini
segretario del Partito Democratico di Bologna

L'intervento in formato PDF




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