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Agroalimentare
24 Giugno: presentazione Forum agroalimentare PDF Stampa E-mail
lunedì 16 giugno 2008
 

Scritto da redazione,

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Presentazione del Forum agroalimentare, Martedì 24 Giugno 2008, alle ore 20.30,
presso Granarolo S.p.A., Sala 1 – Via Cadriano 27/2 Bologna (palazzina mensa)

L’incontro sarà introdotto dal presidente del Forum, Gianni Guagliumi, e prevede gli interventi di Giovanni Bettini, che parlerà di “Reti di impresa: sinergie tra diversi sistemi economici”, di Alessandra Furlani “Uso, tutela e valorizzazione del territorio agricolo”, Franca Marulli “Dalla terra alla tavola: la filiera corta”, Gabriella Montera “Distintività e peculiarità dell’agroalimentare bolognese”, Tiberio Rabboni “Il mutamento climatico”, Loris Ropa “Agricoltura e politiche venatorie” e Sergio Santi che affronterà il tema “L’agricoltura nello sviluppo locale”.

All’incontro parteciperà Andrea Segrè, responsabile agricoltura, ambiente e sviluppo sostenibile dell’esecutivo regionale PD.

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mercoledì 12 marzo 2008
 

Scritto da redazione PD bologna,

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L’agroalimentare di nuovo al centro dell’attenzione internazionale. Opportunità e rischi per l’Italia

Il Partito Democratico vuole concorrere alla realizzazione delle innovazioni necessarie per dare un solido futuro al sistema agroalimentare locale e regionale, nel necessario contesto delle politiche europee. Il comparto agroalimentare, e più generale il mondo rurale, con il recente rialzo dei prezzi agricoli internazionali è tornato al centro dell’attenzione dei mercati e dell’opinione pubblica mondiale. Le ragioni del “boom” agricolo appaiono, per molti aspetti, correlate a veri e propri mutamenti strutturali nel rapporto tra domanda e offerta: crescita demografica, nuova e più ampia distribuzione mondiale della ricchezza e del reddito, sviluppo delle energie rinnovabili di origine agricola. La ritrovata centralità dell’Agricoltura che restituisce finalmente considerazione e reddito al settore primario può tuttavia alimentare nuove e più gravi distorsioni distributive, dipendenze economiche e squilibri territoriali. Molto dipenderà dalle regole del commercio mondiale, dalla valorizzazione delle biodiversità agricole, dalla sostenibilità ambientale delle agricolture, dallo spazio sociale riconosciuto agli agricoltori e alle loro filiere agroalimentari. Per noi, in questo quadro, si aprono scenari di segno opposto: da un lato nuove opportunità di sviluppo, dall’altro rischi involutivi connessi alle conseguenze dei cambiamenti climatici in atto, alla concorrenza delle agricolture a basso costo o di converso di quelle ad elevato tasso di innovazione, ai nuovi orientamenti nei consumi, all’invecchiamento dei nostri operatori, alla ridotta dimensione d’impresa, alla frammentazione del tessuto produttivo. Da qui la necessità di praticare con determinazione la via dell’innovazione per superare gli ostacoli e promuovere nuove prospettive.

Un sistema coeso e organizzato

La prima condizione o addirittura la precondizione per misurarsi con i cambiamenti è la coesione del sistema agroalimentare nelle sue diverse componenti economiche, sociali ed istituzionali ed una ulteriore crescita dell’associazionismo economico, delle cooperative e delle altre forme organizzate delle imprese agricole. Senza questa precondizione, non si potranno superare limiti operativi imposti da dimensioni di impresa eccessivamente ridotti, insufficienti per i nuovi mercati globalizzati, per le grandi filiere agroalimentari e per un contesto competitivo, oramai polarizzato, sui bassi costi dei paesi in via di sviluppo, e sui forti investimenti in conoscenza delle agricolture più avanzate.

Il cambiamento climatico

Il riscaldamento globale coinvolge pienamente la nostra agricoltura, sia per le conseguenze dei ricorrenti fenomeni metereologici estremi, sia per i problemi connessi alla scarsità della risorsa idrica. Allo stesso tempo una agricoltura basata su un elevato consumo di chimica e di energia appare non più compatibile con la necessità globale di ridurre radicalmente i gas serra nell’atmosfera. Bisogna quindi puntare su di una diffusa innovazione organizzativa, varietale e tecnologica che renda l’agricoltura sostenibile, ricca di biodiversità e quindi in grado di ridurre drasticamente il consumo di acqua e di energia fossile, funzionando contestualmente da serbatoio di carbonio.

Pianificare il territorio riconoscendo la vocazione produttiva ed ambientale dell’agricoltura

Occorre porre un limite ragionevole al consumo di territorio agricolo. Le urbanizzazioni degli scorsi decenni hanno determinato notevoli squilibri e distorsioni: sono mutati i tempi di corrivazione di canali e fiumi, si sono amplificate le conseguenze dei fenomeni meteorologici estremi, si è ridotta la biomassa annuale, si è notevolmente ridotta la SAU (superficie agricola utilizzata), si sono posti in condizione di attesa tutte le aree agricole perturbane. Chiediamo a tutte le amministrazioni di considerare la terra un bene finito e soprattutto un bene strategico per l’alimentazione umana, la biodiversità e il più serenale equilibrio tra uomo e natura.

Garantire al consumatore sicurezza, qualità ed identità e prezzi d’acquisto accessibili

I comportamenti dei consumatori stanno cambiando radicalmente. L’evoluzione degli stili di vita, le preoccupazioni generate dagli scandali alimentari e l’affermarsi di nuove sensibilità, determinano nuove esigenze e nuove domande di consumo, cui è necessario corrispondere con qualità organolettiche, sicurezza, salubrità, rispetto dell’ambiente (anche nel packaging), legame con il territorio, tradizione e tipicità ma anche confezioni per pronto consumo e per i pasti fuori casa, prodotti funzionali ed arricchiti, ecc. La produzione agricola è il primo anello della catena che genera i valori associati al prodotto finale, per questo è indispensabile garantire al consumatore e alle industrie alimentari la certezza dell’origine. Naturalmente l’origine è un valore se è sinonimo di qualità, sicurezza ed identità. Il valore distintivo dei nostri prodotti alimentari passa anche per la scelta di una agricoltura non omologata e OGM free: una scelta che salda interessi dei consumatori e dei produttori, nella preservazione della qualità, della tipicità e delle specificità delle nostre produzioni. Altrettanto importante è sostenere lo sviluppo delle produzioni biologiche. I prodotti coltivati e trasformati senza l’apporto della chimica concorrono al benessere fisico delle persone e in particolare dei giovani e giovanissimi e al miglioramento della qualità ambientale dei luoghi e delle aree rurali. Tutto ciò deve conciliarsi con l’accessibilità dei prezzi finali. La possibilità per i consumatori di acquistare a prezzi accessibili i prodotti alimentari di qualità costituisce il presupposto per ampliare il mercato interno e per consolidare il potere di acquisto delle famiglie a reddito medio basso. Da questo punto di vista è fondamentale lavorare per riorganizzare il sistema dei passaggi che determinano l’incremento di valore dei prodotti agricoli dalla terra alla tavola. Un sistema che a volte vede quadruplicare o quintuplicare il valore agricolo iniziale. La filiera agroalimentare va razionalizzata, accorciata e soprattutto riposizionata su di un nuovo ruolo del mondo agricolo. Vanno potenziate le Organizzazioni di prodotto e coordinate tra loro, vanno generalizzati gli accordi di filiera con l’industria alimentare per programmare la qualità e la sua remunerazione, vanno individuate le lavorazioni che possono essere svolte nell’azienda agricola piuttosto che nel magazzino, infine vanno gestiti direttamente o in compartecipazione con altri le piattaforme logistiche, la prima distribuzione o la prima trasformazione. Un contributo alla riduzione della forbice tra prezzi agricoli e prezzi al consumo può venire anche dall’ulteriore sviluppo della vendita diretta dei prodotti agricoli e dai mercati agricoli nelle principali polarità urbane della provincia.

La globalizzazione vista come opportunità

In un contesto di progressiva liberalizzazione dei mercati, la strategia del nostro sistema agroalimentare deve fondarsi sull’effettiva internazionalizzazione delle sue strutture commerciali. Questo richiede il rapido superamento dei residui campanilismi e l’assunzione di nuove dimensioni operative: fusioni, concentrazioni, collaborazioni ma anche patnership internazionali per offrire gamme di prodotto integrate, quantità adeguate e standard qualitativi uniformi. L’apertura prevista per il 2010 dell’area mediterranea di libero scambio deve essere colta come occasione per nuove leadership italiane. L’internazionalizzazione è la condizione per incrementare strategicamente l’export ma anche per presidiare gli spazi di mercato interni. Naturalmente il nostro profilo competitivo internazionale deve basarsi più che sui costi, che pure vanno compressi attraverso un minore impiego di energia e mezzi tecnici e l’associazionismo economico interaziendale, sull’affidabilità, sulla qualità, sulla sicurezza e salubrità dei prodotti, sulla reputazione del nostro patrimonio enogastronomico. A questo scopo è indispensabile battersi affinché l’Unione Europea assicuri adeguate protezioni per i marchi di qualità europei e per il sistema del made in italy agroalimentare.

PSR e OCM: nuove risorse e strumenti per la competitività delle filiere e dei territori

Nei prossimi 6 anni l’agricoltura disporrà di importanti risorse pubbliche: Si tratta delle risorse del Programma regionale di sviluppo rurale e delle nuove Organizzazioni Comuni di Mercato europee (OCM). Il loro giusto utilizzo sarà determinante per favorire la crescita competitiva delle imprese agricole, delle principali filiere agroalimentari e degli stessi territori rurali. Le scelte imprenditoriali da prediligere sono quelle che mettono al centro la valorizzazione dei prodotti sul mercato e che quindi puntano a potenziare il sistema organizzato, gli accordi di filiera, l’innovazione di filiera nei prodotti e nei processi, il rapporto diretto con il consumatore, la commercializzazione internazionale, la logistica e, naturalmente, la qualità, la sicurezza e la distintività dei prodotti, la loro certificazione e riconoscibilità. Altrettanto prioritarie le scelte che possono concorrere a ridurre i costi e rafforzare la solidità imprenditoriale: tecnologie, razionalizzazione dei fattori tecnici, autoproduzione di energia, allargamento della conduzione e della maglia poderale. Per l’agricoltura di montagna che sconta un forte deficit di redditi ed opportunità il PSR deve costituire l’occasione per il decollo della multifunzionalità: ospitalità e fruizione turistica, circuiti enogastronomici, commercializzazione dei prodotti tipici, cura e manutenzione del territorio, agroenergia, ecc. Accanto alle risorse pubbliche ci si attende il contributo degli istituti di credito e delle banche, anche attraverso la collaborazione con i Consorzi di Garanzia operanti in agricoltura.

Giovani ed economia della conoscenza

Il futuro dell’agricoltura è intimamente collegato al turnover generazionale. Si tratta non solo di garantire il ricambio ma di sostenere un rinnovamento culturale del mondo agricolo e dei processi produttivi ed organizzativi. I giovani possono essere la leva di un cambiamento che ripropone, aggiornandoli, i valori e le tradizioni delle identità rurali. La presenza dei giovani crescerà se accanto ai pur necessari incentivi finanziari alla promozione del loro insediamento e al rafforzamento delle imprese condotte da giovani si svilupperà anche in agricoltura quella che chiamiamo “economia della conoscenza”. Un obiettivo che richiede risorse dedicate, nuovi modelli organizzativi e di assistenza tecnica e una forte triangolazione tra università, centri di ricerca, istituzioni, sistemi di impresa organizzati per distretti o filiere omogenee, trasferimento tecnologico, formazione continua.

Le donne in agricoltura

Le donne sono sempre più protagoniste del processo di modernizzazione fondato sulla multifunzionalità, sull’innovazione e sull’impiego delle nuove tecnologie. La maggiore presenza femminile va di pari passo con la maggiore attenzione agli standard di qualità e di sicurezza alimentare e contribuisce alla creazione di nuove imprese e servizi altamente qualificati. E’ quindi indispensabile rafforzare la promozione di politiche di genere per il sostegno al lavoro femminile in agricoltura, fornendo servizi e forme previdenziali adeguate.

Il lavoro

L’occupazione agricola è in progressivo decremento. Essa, tuttavia, è un presupposto fondamentale per produzioni di qualità e ad alto valore aggiunto oltre a costituire un rilevato fattore di coesione sociale nelle aree rurali. Per questo investire sulle risorse umane, sulla loro formazione, sicurezza e diritti è una condizione imprescindibile per la modernizzazione e lo sviluppo del settore.

Semplificazione del rapporto con la pubblica amministrazione

Sulle imprese agricole gravano i costi di tempo e di reddito di un irrazionale carico di adempimenti burocratici, spesso derivati da normative europee e nazionali tra loro non comunicanti né coordinate. L’esigenza di una semplificazione e di una riduzione degli adempimenti burocratici non è più rinviabile. Ci impegniamo affinché ai livelli locali e regionale, così come a quello nazionale, si prendano tutte le iniziative per favorire l’integrazione delle funzioni e degli adempimenti di controllo sulle aziende agricole, l’utilizzo delle moderne tecnologie della comunicazione nei rapporti tra aziende e pubblica amministrazione, la firma digitale e tutto quanto può concorrere a ridurre la produzione cartacea e la produzione burocratica.

Agroenergie

La produzione di bioenergia è destinata a diventare una nuova frontiera dell’agricoltura. L’Italia tuttavia, in considerazione della sua spiccata vocazione alimentare, non sarà tra i protagonisti mondiali di questa nuova attività. Le bioenergie possono costituire comunque anche qui, uno spazio importante di integrazione del reddito agricolo attraverso il recupero e la valorizzazione energetica degli scarti di lavorazione agricola (paglie, stocchi, ramaglie), dei reflui zootecnici, del legname ricavato dalla manutenzione del bosco e più in generale delle fonti energetiche naturali quali il sole, il vento e l’acqua in caduta. Un impulso particolarmente importante alle bioenergie potrà venire dall’organizzazione di distretti territoriali agroenergetici e dai nuovi certificati verdi agricoli.

Dall’agricoltura multifunzionale una nuova alleanza tra città e campagna

Nell’ultimo decennio si è assistito ad una inversione di tendenza nel tradizionale rapporto tra città e campagna dove la prima era intesa come luogo della modernità e la seconda come luogo di marginalità. Oggi le aree rurali sono diventate attraenti per i ceti urbani e in generale per i cittadini in ragione della presenza di risorse materiali ed immateriali e di valori sempre più rari, comunque attraenti e desiderabili. In questo senso il lavoro agricolo costituisce la condizione per offrire anche in un tempo futuro qualità ambientale, tenuta del territorio di montagna e di collina, paesaggi agrari caratteristici,, tipicità, tradizioni, culture identitarie. In questa ritrovata importanza dell’ambiente rurale e dell’agricoltura l’azienda agricola multifunzionale può offrire nuove attività di servizio ad una crescente domanda di fruizione della ruralità. Particolarmente nelle aree di montagna e di collina, ma non solo, la multifunzionalità può dare nuove prospettive economiche all’impresa agricola che si organizza per offrire ospitalità agrituristica, fruizione delle aree naturali di pregio, cura e manutenzione dei territori fragili ma anche cura e manutenzione del verde urbano e dei nuovi spazi rurali in città.

 
 
 
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