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E' urgente raccogliere idee ed energie, anche in vista del 2009. Ma non può esserci vera innovazione politica senza una partecipazione consapevole ed informata.
La crisi del 1999 rappresenta uno spartiacque nella storia dell'Ulivo e del centrosinistra, in particolare a Bologna. Fu infatti in seguito alla vittoria di Guazzaloca (e alla successiva prima rivincita di Berlusconi, nel 2001) che iniziò - anche grazie ad un rinnovato spirito costruttivo e collaborativo tra i partiti del centrosinistra bolognese ed alcune realtà associative locali - una nuova stagione partecipativa. Dal movimento della Sveglia 6.30 in avanti, anche Bologna partecipò alla riscoperta di una diffusa partecipazione civile, senza dubbio stimolata dall'aggressività politica e legislativa del secondo governo Berlusconi.
A partire dal 2002 c'è stata una partecipazione crescente, direttamente proporzionale ad una diffusa richiesta di rinnovamento delle classi dirigenti. Le primarie, ad esempio, sono divenute in pochi anni uno strumento irrinunciabile, in particolare per il Partito Democratico, “figlio legittimo” della lunga e travagliata esperienza dell'Ulivo, iniziata a Bologna il 2 febbraio 1995 e terminata simbolicamente il 14 ottobre 2007, con le “primarie” - in realtà sarebbe meglio dire: “elezione diretta del segretario e dell'assemblea costituente” - del PD.
A Bologna quella stagione di partecipazione culminò con l'insediamento di un organismo politico inedito (e, ad onor del vero, mai più riconvocato): la Assemblea Cittadina “Bologna 2004” - costituita per due terzi da delegati dei partiti e delle associazioni, e per un terzo da delegati eletti in precedenti assemblee di quartiere aperte -, che formalizzò per alzata di mano una decisione già assunta dai partiti dell'Unione: la vincente candidatura di Sergio Cofferati a sindaco di Bologna.
Pochi furono allora i bolognesi che chiedevano l'adozione delle primarie per la scelta del candidato sindaco: l'esperienza del 1999 aveva forse reso impopolare il termine “primarie”; impopolarità che si protrasse solo fino al 2005, quando l'imprevedibile (e imprevisto) risultato delle primarie pugliesi e, poco dopo, di quelle nazionali ripropose all'attenzione di tutti quell'efficace e democratico strumento di decisione.
Non a caso il PD è il primo partito italiano che ha le primarie nel proprio Statuto.
L'esperienza di questi anni ci ha dunque insegnato che non può esserci vera innovazione politica senza una partecipazione consapevole ed informata.
Partecipazione che, per essere concreta, non può che tradursi in un allargamento non episodico della base decisionale, anche a distanza dalle scadenze elettorali.
In questi anni la diffusa sensazione di vivere in una democrazia oligarchica, dove solo poche persone decidono e dove l'unica modalità di partecipazione pareva essere l'esercizio del voto, ha fatto maturare in molte donne e uomini democratici la volontà di un impegno più diretto e costante, in parte attraverso i vecchi partiti e, in misura maggiore, con altre forme di cittadinanza attiva (associazioni, reti, blog), enormemente facilitate dalla diffusione di internet.
In coerenza con il percorso che riportò il centrosinistra a governare Bologna nel 2004, è opportuno creare un luogo di confronto ed elaborazione condivisa di proposte politiche innovative, attraverso il coinvolgimento degli aderenti MA ANCHE di tutti gli individui e le realtà associative bolognesi esterni al partito ma disponibili a partecipare ai Forum proposti dal PD. Un coinvolgimento che dovrà essere necessariamente basato sulla disponibilità (e/o sulle competenze) dei singoli, e non sulla base di quote predeterminate.
Le primarie per la scelta dei candidati a Sindaco e Presidente della Provincia (e magari anche per i presidenti di Quartiere), organizzate con il necessario anticipo, saranno naturalmente una tappa fondamentale, ma non esaustiva, di questo percorso. In tutto ciò è di fondamentale importanza l'individuazione e l'adozione, entro l'estate, di un METODO e di alcune REGOLE che - in coerenza con gli Statuti del partito (regionale e nazionale) - ci garantiscano di non cadere nella demagogia del facile e inconcludente “assemblearismo”, né tanto meno in un rigido “burocratismo” o, peggio ancora, in un disincentivo alla partecipazione. Un esempio di ciò di cui, a mio parere, dovrebbe occuparsi un Forum su "partecipazione e innovazione": in che modo gli aderenti e gli elettori del PD potranno verificare, in corso d'opera, il grado di attuazione del programma di governo?
Tra i compiti di questo Forum sarà altrettanto importante la ricerca e la definizione democratica di alcuni strumenti innovativi per le amministrazioni locali; proposte che il PD bolognese dovrà poi inserire nel programma per il governo dei Comuni e della Provincia di Bologna. |
Sistema informativo partecipazione
Scritto da: William.Bacchi () mercoledì 07 maggio 2008