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Sicurezza e convivenza
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mercoledì 12 marzo 2008
 

Scritto da redazione PD bologna,

Pagina vista : 299

 

Il decalogo per un governo democratico e riformista della sicurezza

 
 

«Le grandi città sono diventate terreno di discarica

di problemi prodotti a livello globale

In particolare sono diventate campi di battaglia

dove oggi si scontrano i valori della sicurezza

e quelli della libertà, l’amore per il rinnovamento

e la fobia dei cambiamenti,

l’amore per il melting-pot e la fobia delle mescolanze,

i processi di segregazione e quelli di integrazione.

Tutto ciò ne fa dei veri laboratori locali,

dove vengono sperimentate e testate le capacità di convivere,

su un pianeta globalizzato,

con le differenze e con gli stranieri.

Per cui le grandi città sono come scuole

dove queste arti s’imparano»

(Intervista al prof. Zygmunt Bauman)

 
 

1. Il tema della sicurezza ci accompagnerà per molto tempo ancora: se esso è nella sua essenza il modo in cui oggi socialmente vengono vissuti, nella realtà e nell’immaginario collettivo, i problemi connessi ai processi di trasformazione in atto, sarebbe un imperdonabile errore aspettare che la “moda” passi. Sappiamo che una forza politica riformista deve essere in grado di produrre una politica capace di garantire più sicurezza e insieme più rassicurazione, ma siamo anche coscienti che il recupero della politica in tema di governo della sicurezza non potrà essere repentino. Si può tuttavia, già da ora, indicare una metodologia da seguire con perseveranza, prudenza e pazienza, da sempre virtù riconosciute della buona politica.

 

 

 

2. Farsi carico del tema dell’insicurezza dei cittadini di fronte ai pericoli della criminalità e delle devianze, inciviltà e situazioni di degrado urbano non significa assumere questo impegno come un problema che si possa risolvere subito e per sempre. Se la questione di fondo non è determinata solo dal diffondersi della criminalità, delle devianze e inciviltà, che pure sono complessivamente aumentate nel tempo, ma dalla difficoltà di elaborare una cultura diffusa capace di assumere la nuova realtà delle città e i nuovi rischi del vivere sociale; se la sicurezza è, in primo luogo, il tema del governo complessivo della città di fronte ai processi trasformativi oggi in atto, si può e si deve governare la sicurezza guardando a nuove modalità di convivenza piuttosto che alla riproposizione di modelli che appartengono ormai al passato. “Farsi carico” (to care) non vuol dire ancora risolvere.

 

 

3. Ma “farsi carico” vuol dire comunque scegliere un punto di vista. E allora quale ordine politico di priorità? Per le forze politiche riformiste la sicurezza può essere intesa e governata solo come bene pubblico nella produzione di maggiore sicurezza dei diritti per tutti, in primis per coloro - i più deboli - che soffrono di minore tutela dei propri. La sicurezza come bene pubblico si produce e governa ampliando gli spazi di agibilità dei diritti e non limitandoli. Questo è particolarmente vero se pensiamo al diritto di tutti, le donne in primo luogo, di percorrere lo spazio pubblico urbano con sufficiente serenità in ogni ora della giornata. Le politiche neo-liberiste, diversamente, confidano, in tutto o in parte, nel mercato privato della sicurezza il quale può certamente offrire dei vantaggi, ma con due limiti. E’ una risorsa fruibile unicamente da chi può accedervi economicamente ed è una risorsa che se utilizzata su vasta scala produce più insicurezza per tutti gli altri. E’ questo il caso, per fare un esempio, dei quartieri recintati che espellono i problemi dal proprio ambito e li concentrano fuori di esso. Quello che si teme, in definitiva, è che il ricorso al mercato privato della sicurezza determini una ridistribuzione iniqua dell’insicurezza a sfavore di coloro, i più, che sono da quel mercato privato esclusi.

 

 

4. Se la sicurezza come questione sociale non è ovviamente né di destra, né di sinistra, il governo della sicurezza proposto da una forza riformista è diverso di quello agito e agibile da forze conservatrici. Se una cultura politica conservatrice è storicamente in favore della risposta repressiva nei confronti dei fenomeni di criminalità, devianza e inciviltà, una cultura politica riformista oggi non deve più confidare ingenuamente, come sovente è stato nel passato, nella sola risposta preventiva ai medesimi fenomeni. Il governo del bene pubblico della sicurezza necessita di risorse sia repressive sia preventive, nella consapevolezza, però, che la risorsa repressiva è per sua natura scarsa, ad elevato costo sociale, e pertanto deve essere impiegata con parsimonia. Solo così operando è possibile contribuire a migliorare la situazione. Ma ancor più di questo è bene ricordare che negli ultimi decenni si sono sperimentate nelle città europee forme di controllo del territorio che prescindono dall’individuazione degli autori delle azioni devianti o incivili, ma che mirano piuttosto alla creazione di ambienti urbani, sia sociali che fisici, che disincentivano tali comportamenti. Si apre qui forse il capitolo decisivo delle politiche locali di sicurezza: come garantire il bene pubblico della sicurezza attraverso le scelte urbanistiche che vogliono prefigurare lo sviluppo futuro delle nostre città. Nell’organizzazione degli spazi urbani di oggi noi garantiamo o meno la sicurezza di domani, quella dei nostri figli.

 

 

5. La cultura riformista ritiene che la criminalità, le devianze e le inciviltà siano conseguenze socialmente nocive imputabili tanto alle scelte sbagliate di alcuni, quanto ai profondi condizionamenti sociali che influiscono sulle condotte di altri. Questo convincimento ci proviene da una lunga tradizione politico-culturale che ci ha educato a ritenere che esistono situazioni che rendono alcuni pericolosi a sé e agli altri, ma ciò non impedisce di muovere un giudizio di rimprovero nei confronti di chi ha violato i diritti e le libertà altrui. Questa consapevolezza convince una forza politica riformista della necessità di contrastare comunque i comportamenti devianti, anche se ciò non deve mai ridurre l’impegno sociale volto a rimuoverne le cause. Così, in dimensioni cittadine fortemente caratterizzate dalla presenza di masse giovanili - come avviene nelle città con tradizioni universitarie - se c’è il problema di responsabilizzare i giovani perché si astengano da quelle condotte che determinano degrado urbano in alcune aree, si deve agire anche per contenere l’intollerabile sfruttamento a cui gli studenti sono vittime a causa delle logiche selvagge del mercato delle locazioni delle abitazioni, così come è necessario adoperarsi per offrire adeguata soddisfazione alle necessità di socializzazione giovanile di massa.

 

 

6. Una cultura riformista deve sforzarsi di far corrispondere le idee ai fatti. Questo è particolarmente vero con riferimento alle forze di polizia nazionali e all’amministrazione della giustizia. Essendo queste risorse per loro natura scarse bisogna operare per renderle sempre più efficienti, perchè un partito democratico oggi crede nel valore indispensabile di una polizia e di una magistratura capaci di gestire la repressione e prevenzione del delitto in termini di elevata professionalità. C’è, ovviamente un problema di risorse da destinare a queste agenzie fondamentali nel controllo sociale dei nostri territori. Ma questo solo non basta. Ad esempio: se le forze di polizia in Italia sono pervenute ad invidiabili livelli di professionalità in alcuni settori di contrasto al crimine, in altri - come il controllo del territorio - esse palesano ancora molte deficienze. Avere ancora tre polizie con competenze generiche di ordine pubblico non aiuta certo a contenere le spese e ad aumentare l’efficienza delle stesse. Si deve quindi per lo meno e prioritariamente puntare per un grado elevato di coordinamento tra le polizie. In questo contesto è utile promuovere poi ogni iniziativa in grado di superare, soprattutto a livello locale, l’eccesso di separatezza che contraddistingue le relazioni tra amministrazione locale e autorità di pubblica sicurezza. L’esperienza dei patti per la sicurezza può essere un buon punto di partenza se entrambe le parti hanno una effettiva volontà di mettersi in gioco, di integrare competenze e risorse in funzione di un miglior servizio per i cittadini e se gli impegni assunti sono chiari e concretamente esigibili da entrambe le parti. Lo stesso può valere per l’amministrazione giudiziaria senza per questo mettere in questione la sfera di autonomia che è valore primario per una giustizia rispettosa del principio dell’eguaglianza. Se oggi da tutti si denunciano come scandalosi i tempi della giustizia, dilatati fino al punto che sovente la giustizia è negata a molti cittadini, noi pensiamo che una giustizia più celere aiuti anche a determinare un clima di fiducia sociale e di maggiore sicurezza. Le comunità locali dispongono di risorse tecniche ed umane che possono contribuire a razionalizzare ed indirizzare anche le energie giudiziarie verso una strategia più costruttiva. Sarà così possibile individuare percorsi comuni per il potenziamento delle strutture e l’organizzazione dei servizi con l’obiettivo di individuare le illegalità sistematiche, scoraggiare la commissione dei reati, semplificare l’approccio dei cittadini con l’amministrazione giudiziaria.

 

 

7. Un forza politica riformista confida che il governo della insicurezza debba sempre orientarsi in favore di politiche di maggiore inclusione sociale. Non possono appartenere all’orizzonte valoriale di una forza democratica e riformista le politiche volte a produrre più esclusione. E quando costretti a fare uso della risorsa repressiva, essa dovrà essere utilizzata nel pieno rispetto delle garanzie offerte dallo Stato di diritto per il quale si reprimono solo condotte illecite e mai stili di vita soltanto riprovevoli. L’inclusione sociale invitata oggi a ripensare in termini nuovi alle politiche di welfare, con un’attenzione particolare alla garanzie dei diritti dei più deboli. Così il tema dell’immigrazione diventa oggi di assoluta centralità per una politica riformista che voglia anche garantire maggiore sicurezza nelle nostre città, nella consapevolezza che solo estendendo e garantendo a questi nuovi cittadini tutti i diritti politici e sociali possiamo confidare in un ordine sociale più giusto e pertanto anche più sicuro.

 

 

8. Il tema per eccellenza politico - la sicurezza - deve essere governato con sapienza pragmatica, nella consapevolezza che se non è sempre possibile determinare l’ordine e forse possibile ridurre e contenere i livelli del disordine. Se molte questioni di disordine sociale sono prodotte o amplificate dall’ordine ideale imposto artificialmente dal quadro normativo che colloca le stesse nell’area dell’illegalità, bisogna avere il coraggio di rivedere queste scelte legislative. Se c’è, infatti, un filo conduttore che lega disordine urbano, criminalità diffusa e criminalità organizzata questo riguarda i cosiddetti mercati illegali, dalla droga alla prostituzione al gioco d’azzardo clandestino, che sono fenomeni la cui pericolosità sociale è in parte determinata da una legislazione di contrasto inefficace e contraddittoria. Consapevoli che la possibilità effettiva di un radicale mutamento nelle politiche di criminalizzazione di alcuni fenomeni come quello del mercato delle droghe è subordinata ad un consenso politico e legislativo internazionale, nell’immediato bisogna comunque agire a tutti i livelli per ridurre i danni prodotti dall’esistenza dei mercati illegali e governare il disordine che essi producono.

 

 

9. L’Italia e in particolare la nostra città unitamente ai comuni della nostra provincia per lungo tempo hanno potuto garantire un livello invidiabile di controllo e disciplina in ragione di un forte e diffuso “capitale sociale”, in primis la famiglia, ma non solo: l’associazionismo, il volontariato ed altre reti. E’innegabile che col passare del tempo molte cose siano cambiate per cui sarebbe imprudente confidare che spontaneamente le nostre comunità siano in grado di ri-appropriarsi di funzioni disciplinari in una prospettiva di progressiva riduzione dell’egemonia statuale nelle politiche di controllo sociale. Peraltro il pericolo che la società civile si faccia protagonista di azioni volte all’esclusione piuttosto che all’inclusione di minoranze problematiche è sempre presente. Una forza politica riformista non può però sottovalutare questo patrimonio; essa è chiamata a produrre e favorire politiche capaci di indirizzare ed integrare questa ricchezza sociale all’interno di strategie pubbliche di governo del bene pubblico della sicurezza, che sia democratico quanto rispettoso delle differenze e delle minoranze. Il controllo dello spazio pubblico, l’approccio alle problematiche delle vittime, l’attenzione alle differenze di genere, l’educazione costante dei giovani alla legalità, il contrasto ai fenomeni del bullismo debbono vedere forti investimenti educativi e di formazione in un’azione congiunta e integrata tra agenzie pubbliche e società civile al fine di coniugare in modo equilibrato l’affermazione dello Stato di diritto ed il senso civico con i valori di solidarietà, equità e coesione sociale.

 

10. Infine, ma non per ultimo, il riconoscimento effettivo della centralità dei governi locali nel governo del bene pubblico della sicurezza. Se l’ordine pubblico è competenza, e non solo storicamente, degli stati nazionali, la sicurezza deve diventare sempre più questione locale. La città e le sue amministrazioni sono ovunque nel mondo le protagoniste politiche del tema e lo sono non per capriccio autonomista. Lo sono per ragioni strutturali: è nella dimensione urbana che si scaricano le conseguenze sociali che determinano insicurezza; la sicurezza si governa attraverso il governo complessivo della città; nella rappresentazione dei cittadini la questione della sicurezza responsabilizza in primo luogo chi ha il governo democratico delle stesse. Ma riconoscere ciò non basta. A questo doveroso riconoscimento, bisogna adoperarsi per fare seguire coerentemente molte e necessarie politiche e riforme: dall’allocare sulle amministrazioni locali le risorse economiche necessarie, all’attribuire ai sindaci i poteri e le competenze necessari al governo della sicurezza; dalla riforma della polizia locale, quale agenzia regolatrice della vita di tutti i giorni nello spazio pubblico delle città, al coordinamento tra polizie di Stato e polizie locali.

 

 

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