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Un "confronto tra sensibilità diverse"
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Università e ricerca | Un "confronto tra sensibilità diverse" |
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| Scritto da Redazione | |
| mercoledì 25 febbraio 2009 | |
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La riflessione di un gruppo di lavoro che in questi mesi, nell'ambito dell'attività del Forum Territorio Sostenibile, ha dato vita a un dialogo sulla questione energetica, "tra ragioni dello sviluppo e preoccupazioni ambientali" "La nostra opinione sul confronto e sull’incontro possibile tra sensibilità diverse, o almeno in apparenza diverse, si esprime affermando che non esistono compartimenti stagni (a meno che non li si voglia), ma la volontà comune di analizzare i problemi e trovare le soluzioni. Le ragioni antiche dei dissidi tra i fautori delle ragioni dello sviluppo e quelli delle preoccupazioni ambientali risiedono banalmente, a nostro avviso, in una carenza di scientificità del dibattito e in qualche caso nella mancata esatta contestualizzazione nel più ampio scenario energetico ed ambientale. A ciò si deve aggiungere una dose marcata di informazione mancata, a volte pseudoscientifica e pseudotecnica, ad inquinare la qualità dei dati. La situazione è aggravata, sul piano istituzionale, da una assenza totale di Autorità responsabili e delegate a certificare lo stato delle conoscenze obiettive e a risponderne ai cittadini ed alle classi dirigenti. Le conseguenze per il Paese sono pesanti: paura della scienza, sindrome di Nimby, con conseguente difficoltà nella gestione e nella programmazione territoriale, fino ad una incidenza efficace delle pratiche di innovazione energetica ed ambientale trascurabile in termini reali. Il caso del sistema di produzione elettrica nazionale è emblematico: su un dibattito avanzatissimo al fine di individuare le fonti ottimali, si è innestata una pratica minuta che ha condotto ad uno dei peggiori sistemi al mondo: costoso, pesantemente emissivo ed esposto alle fluttuazioni della geopolitica e dei mercati degli idrocarburi. Ancora le ragioni dell’ ottimo in dura contrapposizione con quelle del buono, ma nella sostanza, la paralisi. Dunque, la contrapposizione storica affonda le basi nella ricerca di molti, e di entrambe le parti, di una posizione chiusa, limitata da confini ben precisi che non includono larghe parti della questione energetica e della questione ambientale, e portatrice della soluzione unica in assenza di analisi. Sul tema specifico dell’energia nucleare abbiamo assistito per anni ad un conflitto profondo tra sostenitori e detrattori, spesso (ma non sempre) entrambe le parti portatrici di asserzioni fondate, quasi sempre entrambe le parti portatrici di chiusura totale rispetto alla possibilità di un ragionamento esteso. Quest’ultimo, finalizzato alla ricerca di una società umana migliore in un ambiente migliore, è l’unica via possibile per ricercare soluzioni e superare i conflitti. Invece che di sintesi o momenti comuni, è meglio perciò parlare di impegno comune per trovare le vie praticabili migliori. In questo caso, ed in particolar modo nell’ambito della questione energetica, l’analisi non può che partire dalla situazione oggettiva, dalle quantità, dalle valutazioni tecniche, deve in sostanza essere scientifica. A questo proposito, è necessario sottolineare che i problemi difficilmente si risolvono in una situazione di costante e duratura carenza di ricerca scientifica (quale quella italiana), carenza di conoscenze o semplicemente di educazione scientifica, così scarsamente diffuse da pregiudicare ogni corretta valutazione al riguardo. E’ assolutamente necessario porre l’esigenza di un incremento della spesa nella ricerca in Italia e nella diffusione di cultura scientifica, in quanto investimento per il futuro, tra gli elementi prioritari". Claudia Castaldini Daniele Ara Carlo Artioli |
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