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"Nuove povertà, nuovi diritti": la proposta del responsabile progetto 'Nuove povertà' del PD bolognese alla riunione della Direzione del PD di Bologna sul Welfare del 5 dicembre 2011
Oggi la crisi economica mondiale sta favorendo il superamento dell’articolazione geografica della povertà. Si va affermando un’omogenea condizione di povertà diffusa, in cui solo alcuni gruppi sociali mantengono una condizione di agio.
Secondo l’ultimo rapporto targato Caritas & Fondazione Zancan – presentato il 17 ottobre – in Italia il 13,8% degli italiani, ovvero 8,3 milioni di cittadini, vive in condizioni di povertà. Prevalentemente si tratta di giovani, famiglie numerose, quelle monogenitoriali, con incidenza maggiore al Sud.
Secondo la fotografia che ne emerge, il 20% delle persone che si rivolgono ai centri d’ascolto della Caritas ha meno di 35 anni, una percentuale aumentata in soli cinque anni (2005-2010) del 59,6%, con il 76,1% di esse che non studia né lavora.
Come spesso accade in Italia, il dibattito si è concentrato sulle risorse che diminuiscono, tralasciando di interrogarsi sui fondi male investiti all’interno della spesa pubblica, che, sebbene lieviti di anno in anno, sempre meno riesce a garantire servizi efficienti e per tutti i cittadini.
Il rapporto Caritas ha messo a fuoco tutti gli effetti della povertà diversi dalla mera riduzione dei beni materiali: povertà relazionale, povertà cognitiva e soprattutto povertà di diritti. Perché in questo nuovo sistema dominato dalle leggi del consumismo, il soggetto che non appartiene né alla categoria di chi produce né a quella di chi consuma automaticamente non esiste e viene collocato ai margini nella società. In questo senso, perciò, stiamo vivendo una crisi non solo economica ma sempre di più relazionale e valoriale.
Le indagini spesso non riescono a documentare le conseguenze che la crisi ha avuto sulle famiglie; oggi è importante per questi 8,3 milioni di persone (2,73 milioni di famiglie povere) il diritto a non “scomparire per effetto statistico” e a dar loro voce per poter reclamare: il diritto alla casa, al lavoro, alla famiglia, all’alimentazione, alla salute, alla giustizia.
La tempesta finanziaria ha messo a nudo la fragilità di una società e di mercati economici costruiti solo sul profitto e ha palesato l’incapacità della classe politica di reagire tempestivamente, guardando a qualcosa che non fossero solo i propri interessi personali e di casta.
Si rafforza “quel generalizzato aumento della povertà che coinvolge persone e famiglie tradizionalmente estranee al fenomeno”. Tale situazione deriva di fatto dall’incapacità di molte famiglie di fare “i conti con la crisi”, ossia dalla difficoltà di tutti i suoi componenti a sapersi adattare a livelli di consumo inferiori a quelli pre-crisi, generando così in tutta la famiglia una situazione di stress e di sofferenza, in cui sono “le donne e le nuove generazioni a pagare il prezzo più elevato”. In questo senso, quindi, lo stile di vita diviene anch’esso una causa di impoverimento delle famiglie (se non la principale per il ceto medio), che comprimono le spese riguardanti i beni di prima necessità senza rinunciare all’acquisto di “beni-status”, come telefoni cellulari, televisori di ultima generazione e console per videogiochi.
In questa situazione si rende dunque necessario immaginare nuovi interventi di contrasto alla povertà, che vadano oltre le sovvenzioni economiche e si dirigano verso: una discussione sulle modalità di consumo, la lotta agli sprechi della pubblica amministrazione, un’equa distribuzione delle risorse in tutti gli strati della popolazione e nuove politiche di promozione ed inclusione sociale.
Strumenti:
- Sperimentazione di forme di sostegno al reddito minimo d’inserimento
- Tariffe e servizi sulla base del reddito e della composizione del nucleo familiare
- Implementazione della sussidiarietà e valorizzazione del privato sociale sia nei processi decisionali che operativi
- Censimento e monitoraggio della rete di tutti i soggetti attivi nel contrasto all’esclusione sociale (come ad esempio l’opuscolo “Dove andare per..” proposto da Avvocato di strada)
- Clausole sociali negli appalti per valorizzare le cooperative sociali che assumono soggetti svantaggiati e lavoratori fuoriusciti dal mercato del lavoro
- Valorizzazione del microcredito
- Valorizzazione dei servizi bassa soglia
- Alloggio pubblico con più controlli e a tempo determinato
- Favorire la vendita di prodotti sfusi nella GDO e sostegno alle povertà alimentari
- Maggiore coesione sociale attraverso le agenzie educative, i centri di assistenza e accoglienza, i centri per la famiglia, le esperienze associative
LA PROPOSTA in formato PDF
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