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"La coesione sociale del PD è in sintonia con la cultura di questa terra" PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedì 17 aprile 2008

Il Partito Democratico, l’esito elettorale, le alleanze in vista delle elezioni amministrative del 2009 e il sorprendente risultato della Lega. Sono questi alcuni dei temi trattati nel corso della prima serata dopo le elezioni, presso la sala Passpartout di Via Galliera, mercoledì 16 aprile. Presenti Andrea De Maria, segretario del PD di Bologna, Marco Monari, capogruppo PD in Consiglio regionale, Plinio Lenzi, segretario dell’Italia dei Valori di Bologna, ma anche i professori Stefano Zamagni e Augusto Barbera.

L’incontro si apre con l’introduzione affidata ai giornalisti dei quotidiani locali, invitati a proporre una propria lettura sui flussi di voto verso la Lega e il ruolo che il PD deve avere: restare un soggetto che agisce da solo o piuttosto puntare ad ampliare lo spettro delle alleanze.
Per Luca Molinari, il PD si trova a dover affrontare la “responsabilità dei numeri”. Una maggioranza assoluta a Bologna e senza nessun altro a sinistra. Questo significa un problema di alleanze, perchè non esistono, che preclude la possibilità, a livello nazionale, di governare. Il problema della Lega, per il giornalista de il Domani, esiste da tempo e pesca i voti proprio a sinistra. “Non c’è problema Moschea”, significa che non esiste un problema per Bologna dove il partito di Bossi non ha i numeri. Per Luca Orsi, redattore de il Resto del Carlino, un’ alleanza possibile, per il PD, potrebbe essere quella con l’Udc che “non è più il partito del 2006 ed è cambiato l’elettorato”. Un suggerimento che semplificherebbe lo scenario al centro destra ma che non tiene in considerazione il fattore Guazzaloca. A parte questo, l’interlocutore privilegiato, conferma, rimane il partito di Di Pietro. Andrea Bonzi, de l’Unità, conferma l’emorragia da sinistra verso Bossi, citando le dichiarazioni dei sindacati e spiega come vi siano “tensioni su cui la Lega giochi”, anche solo per i messaggi di paura. “Il Pd incassa i voti della sinistra, ma deve raccogliere consenso che vada oltre l’IdV”, è la sua opinione, confermando come sia stata positiva la scelta del partito di correre soli.
“Bologna diventa sempre più come le altre città, non c’è stato un argine bolognese per bloccare la Lega”, è l’analisi di Simone Sabattini del Corriere di Bologna, che però non vede problemi per Cofferati che avrebbe addirittura “un’ autostrada davanti”. Ma sarebbe opportuno, spiega, che il sindaco sciogliesse le proprie riserve sulla propria ricandidatura. “Il problema della destra è anche quale candidato riuscirà ad esprimere – spiega il giornalista – perché il dato non è ancora chiaro. Guazzaloca sta cercando di crearsi uno spazio per candidarsi e le ultime elezioni dell’Ascom lo dimostrano”.
“Il PD ha il 50% come lo aveva il Pci, cioè come un grande partito tradizionale,” conferma Mauro Mori, di Repubblica Bologna. “Ma non è un dato spendibile – continua - perché ha il deserto attorno e non c’è possibilità di alleanza”. La Lega, spiega il giornalista, è un partito vero ed è una specie di ‘sindacato dei cittadini’, “il cittadino è arrabbiato magari di sinistra ma va dalla Lega”.
Per quanto riguarda il voto delle amministrative, continua, è diverso da quello politico. “L’aria che tira è contro la sinistra – è la sua opinione - se Berlusconi decidesse di spendersi durante la campagna elettorale per ‘espugnare’ Bologna, il risultato sarà tutto da vedere”. Rivela di avere perplessità sulle potenzialità dell’Italia dei Valori “a Bologna può tenere gli stessi numeri e ha fiato per una campagna locale?” Anche Mori insiste sull’opportunità che Cofferati si decida; a proposito dell’elettorato di Casini, la sua idea è che “è cambiato antropologicamente, una parte è andata da Berlusconi, una parte è arrivata alla Margherita”.

La necessità di accogliere l’elettorato cattolico, ma anche i cittadini della sinistra arcobaleno “ma non i dirigenti”, è invece uno degli interventi dei partecipanti alla serata, prima dell’analisi di Andrea De Maria.
Il popolo del PD intervenuto in via Galliera è interessato a discutere, ragionare assieme, ma non vuole assemblee costituenti “che sono solo per il potere”. Commenti positivi anche sulle primarie, perché “la competizione alza il livello”. “Noi dobbiamo prendere il 60% in Emilia Romagna e Toscana – è la considerazione di uno dei presenti – come ha fatto Berlusconi con la Sicilia. E’ questa la nostra sfida per l’anno prossimo”.

“Il successo di Berlusconi è chiaro, e i numeri ci sono ma anche il PD c’è”, è l’opinione di Andrea De Maria. “C’è un lavoro che deve continuare”, incalza. Il segretario del PD di Bologna chiude all’ipotesi di un dibattito di tipo congressuale, ma di certo non al confronto. Rivendica il risultato di Bologna, che però non garantisce l’esito del 2009 e ammonisce: “Quanto avviene sul piano nazionale avrà ripercussioni, inevitabilmente, anche a livello locale”.
“Il risultato di Bologna è una responsabilità – ammette - siamo radicati nel territorio, qui non abbiamo perso i voti a favore dell’Udc. Il PD è interprete anche del cattolicesimo democratico, di una storia di sinistra che è di governo.
A proposito del flusso, per De Maria l’analisi è chiara. “La Lega a Bologna ha raddoppiato ed è un dato da non sottovalutare – spiega - ma i loro voti vengono dal centrodestra, il PD va avanti”.
La riflessione è serena, ma non ci sta ad analizzare l’esito elettorale solo con il punto di vista nazionale:“non lo dico perché non abbiamo problemi, ma qui abbiamo vinto”. Questo perché il messaggio del PD sulla coesione sociale, chiarisce, “è in sintonia con la cultura di questa terra”.
A proposito delle amministrative ammette che la partita è aperta anche perché, riconosce “maggior affanno con le amministrative, in Friuli e Roma”. Comunque l’amministrazione di Cofferati ha fatto molto bene e questo è un dato che “ci fa partire con serenità”. Si mostra convinto della ricandidatura del sindaco e conferma il programma fissato al Congresso.
Non c’ è, invece, urgenza per le alleanze. Con Idv vi è un rapporto strategico che deve consolidarsi “per cui bisogna studiare tempio e modi”; De Maria auspica un gruppo parlamentare unico di cui facciano parte, oltre a Di Pietro, anche i Radicali. Bisogna puntare sul tentativo di un’unità socialista, e c’è rammarico commentando gli esiti delle elezioni per Borselli & co.
Discorso diverso quello che invece coinvolge il futuro della Sinistra Arcobaleno. De Maria invita il PD alla prudenza e suggerisce di attendere le riflessioni che usciranno dai congressi in cui verranno analizzate le ragioni della sconfitta che, per il segretario, è in parte imputabile alla “mancanza di cultura di governo”.
Cautela anche con l’Udc, insiste, “attendiamo le riflessioni dei mesi a venire”. De Maria è perentorio: “E’ il partito di Guazzaloca”.
L’invito all’attesa serve anche per vedere le evoluzioni a livello nazionale. Il PD e IDV, con il loro patrimonio che supera il 50%, non portano ad un’idea di autosufficienza. E’ importante fare “attenzione alle forze sociali”, insiste il segretario, “nessuna chiusura”.

Il PD è forte perché ha “valorizzato le forze che sono entrate”, punta al “radicamento”, con un’organizzazione di partito leggero, inoltre è “un partito aperto, con energie nuove”.

Marco Monari commenta con rammarico la notizia delle dimissioni di Romano Prodi da presidente del Pd e aggiunge: “si vedrà nel lungo periodo la bontà del suo lavoro”. Il consigliere regionale riconosce come non si sia realizzato l’obiettivo del bipolarismo, “dobbiamo esserne consapevoli”. “La situazione è buona ma non tranquilla”, commenta, riferendosi a Bologna.

Per Plinio Lenzi, alla luce dell’esito elettorale, comunque ci sono dei temi che vanno affrontati non solo perché hanno “spostato voti”. E si riferisce a “sicurezza e diritto dei cittadini più deboli”. Offre un’analisi sulla discrepanza tra i voti alla Camera ed al Senato che hanno rilevato una “ondata di protesta del voto giovanile” e a proposito dell’alleanza con il PD suggerisce “massima trasparenza per una scelta convinta”.

L’intervento del prof. Stefano Zamagni mira invece ad evidenziare i problemi strutturali del Partito. “Per scelta strategica il PD puntava ai voti del centro – spiega il professore –ma ha pagato un prezzo troppo alto”. Cita la “Carta dei Valori”, in cui compare solo una volta la parola “solidarietà” e contesta uno sbilanciamento a favore di politiche di centro destra che renderà difficile rappresentare, ora in Parlamento, la sinistra.
A proposito della Lega, ripropone la tesi sul “localismo”, la scelta in antitesi alla spersonalizzazione globalista e, conferma, come abbia saputo raccogliere la necessità di protezione. Infine chiude recuperando i temi della “biopolitica” e analizzando come le posizioni oltranziste sui temi della bioetica non abbiano pagato nel corso di questa campagna elettorale, citando gli esiti di Boselli e Ferrara. A proposito delle tematiche etiche, comunque, il professore sottolinea l' eccessivo ritardo del PD.

“Noi siamo reduci da una sconfitta onorevole,” è l’opinione del prof. Augusto Barbera. “Nonostante la scelta coraggiosa di correre da soli – spiega – a novembre la coalizione di Prodi aveva un 22%”.
L’esigenza, ora, insiste Barbera, è quella di rafforzare strutturalmente il partito. Non solo dirigenza, quindi, ma anche risolvere problemi semplici, “come chiamarci tra di noi”, per esempio.
Per il professore non c’è stata nessuna “cannibalizzazione” dei voti della sinistra perché, spiega, i voti arrivano dalla Margherita. Il resto è astensione o è andato alla Lega.
“Messaggi semplici per temi d’interesse pubblico”, è questo il segreto del partito di Umberto Bossi. Non bisogna demonizzare la Lega ma imparare piuttosto. Per Barbera, confermando la tesi di Zamagni, la Lega agita i temi del federalismo “nell’ombra global”.
“Lungi da me l’idea di fare come loro –prosegue – ma di sicuro bisogna trovare risposte ai problemi”, domandandosi quale sia la proposta in materia di immigrazione del PD.
E chiude chiedendo al segretario del PD di Bologna lo sforzo per costruire il partito e “la comunità del PD”. Uno spazio, prosegue, dove rappresentare anche quelle istanze che erano della Sinistra Alternativa. A proposito dell’Udc suggerisce di non cadere nel tranello. “Casini è Cuffaro”, è la chiosa.




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