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La politica “in mezzo alla gente”: ed è subito Festa PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 30 agosto 2008

Si è aperta, sul far della sera di venerdì 29 agosto, la Festa provinciale dell'Unità 2008, la prima del Partito Democratico: un evento che si colloca nel solco della tradizione ma che è già aperto al futuro. Un futuro che, come ha sottolineato il segretario del PD di Bologna De Maria, parla di elezioni amministrative e, a livello nazionale, di opposizione a un governo che sta precipitando il Paese in una crisi molto grave. E che da questa Festa, e dai suoi tanti volontari, potrà imparare l'idea di una politica fatta "perché ci si crede"

A un anno di distanza dall’ultima festa DS “siamo ancora qui”, per il Partito Democratico ma sempre sotto le insegne dell’Unità. A osservarlo, nel discorso inaugurale, è il coordinatore Feste Lele Roveri, che vuole innanzitutto ringraziare i 10mila volontari che rendono possibile l’evento del Parco Nord, e che non dimentica di rivolgere un saluto speciale a Renato Zangheri, presente allo Spazio Forum e protagonista di 63 anni di Feste.

Sul senso di appartenenza si sofferma, poi, anche Daniela Vannini: “questo è il mio posto, questa è la mia gente”, dice la presidente dell’Assemblea provinciale prendendo la parola e citando Enrico Berlinguer. E se Piero Fassino, chiudendo l’evento nazionale dello scorso anno, aveva detto che bisognava portare nel PD “le cose buone” della tradizione dei partiti che andavano a costruirlo, “tra queste vanno messe le Feste”. Feste che rappresentano un modo per rendere la politica “più popolare, più emozionante”: qualcosa che è nel dna del PD, che fondandosi su solide radici, “quelle della Resistenza”, può guardare con fiducia al futuro.
Anche in un momento difficilissimo come questo, con il Paese vive una grave crisi economica e che, con la vittoria della destra del 14 aprile, vede affermarsi una cultura dell’egoismo. “Ma c’è anche un’altra Italia”, sottolinea Vannini, “un’Italia che chiede di essere un Paese civile”: ad essa il PD – magari creando quell’entusiasmo che negli USA sta suscitando Barack Obama – deve rispondere con “una politica alta”, fatta con la stessa “generosità e passione” dimostrata da coloro che lavorano volontariamente negli stand del Parco Nord.

Un’idea della politica fatta “perché ci si crede”: questa dovrà restituire la Festa secondo Andrea De Maria. L’idea di una politica “che sta in mezzo alla gente”, anche a chi non ha votato PD. Su questo sfondo, il dibattito politico dei prossimi 25 giorni dovrà soffermarsi, con “orgoglio”, sui risultati di quattro anni di buona amministrazione: tra essi il segretario del PD bolognese ricorda la nuova Sala Borsa, il progetto della nuova stazione, il piano provinciale del commercio, la diminuzione del 24% dei reati e il 2° posto di Bologna nella classifica italiana della ricchezza procapite. Mentre per quanto riguarda, nello specifico, il partito – che può vantare i tantissimi tesserati, i circoli sorti sui luoghi di lavoro, e il quasi 50% raggiunto alle elezioni politiche – De Maria mette in rilievo la solidarietà mostrata dal gruppo dirigente locale.
Queste le basi per affrontare la sfida elettorale del 2009 – per cui “ci sono tutte le condizioni per costruire una salda coalizione di governo, sia in Comune che in Provincia” – consapevoli che si è lavorato bene, che la destra bolognese – che non ha saputo meditare sulle ragioni della sconfitta del 2004 – sta attraversando una crisi molto seria ma che comunque si tratterà di giocare “una partita difficile, delicata”.
Il ragionamento di De Maria si sposta, infine, dal piano locale a quello nazionale. Da una parte il segretario guarda al recente passato, a quanto fatto dal governo Prodi nel sostenere i redditi dei ceti più deboli, soprattutto con il protocollo sul Welfare (a Prodi vanno anche “la solidarietà di tutti i democratici bolognesi di fronte all’indegna campagna propagandistica” di Panorama e un grazie per la sua reazione, che dice no ai tentativi di bloccare le intercettazioni telefoniche). Dall’altra il suo sguardo si volge al futuro, ai margini di azione che il PD può avere oggi che la destra al governo sta mostrando tutte le sue contraddizioni. A patto che esso sappia lasciare sempre spazio a quella “coesione che ci mostrano i 10mila volontari di questa Festa”.




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