Qualcosa è cambiato. Una serata di autocritica ma con la voglia di non smarrire e anzi di realizzare a fondo quella promessa democratica alla base del patto che ha suggellato la nascita del PD. E' quella che si è svolta venerdì 27 Giugno, nella mansarda del Circolo PD Passepartout di Via Galliera, dove si è parlato de ‘La Strategia del Pd, dopo l’Assemblea Costituente’, assieme al Segretario del PD di Bologna, Andrea De Maria, e ai deputati bolognesi Salvatore Vassallo e Gianluca Benamati. Sono intervenuti, tra gli altri, anche il presidente del Consiglio comunale Gianni Sofri, e il segretario generale dello SPI CGIL di Bologna, Bruno Pizzica.
Al netto dei diversi ragionamenti degli oratori, dirigenti e militanti, si sono incasellati alcuni punti fermi. Nel processo di costruzione del Partito democratico, dopo le Primarie del 14 ottobre scorso – c’è chi dice anche prima, quanto al metodo della "cooptazione" dei candidati utilizzato – e fino all’ultima Assemblea nazionale, sono via via emersi malumori nella base, e non solo, tanto che la spinta partecipativa degli inizi e l’attesa per qualcosa di nuovo nella parte sinistra del panorama politico italiano sembra si siano incartati. Come la fiducia. Attenzione però, nulla è ancora perduto. Alle ultime elezioni hanno detto sì al PD circa 12 milioni di elettori, a dimostrazione del fatto che “andare da soli è stata l’unica cosa sensata da fare”, un patrimonio non solo da conservare ma da rinforzare. Come? Con un’opposizione seria, nel merito, che non dia fiato all’’anti-berlusconismo’ né rincorra la destra sul suo terreno politico, e con una discussione interna permanente che non prescinda dalle primarie per la nomina della classe dirigente, a ogni livello. E le correnti? Fisiologiche e anche positive ma solo se legittimate dal voto del congresso, sulla base di una piattaforma programmatica.
C’è poi il capitolo Bologna, dove si è raggiunto un risultato storico, il 49, 7%. Tutto facile allora per le amministrative del 2009? Dipende. Salve “pulsioni suicide”, per De Maria occorre perseguire il radicamento del partito (nel Paese “solo metà delle regioni hanno avviato la campagna di tesseramento”), valorizzare ciò che è stato fatto ascoltando la città e facendo tesoro delle critiche. ”Bisogna suscitare l’interesse per un progetto politico – dice - non avere il timore della discussione”.
Il problema “disaffezione” non è però eludibile, soprattutto guardando alle dinamiche romane. Dopo gli “errori politici” commessi da chi ha gestito l’Assemblea, avverte Vassallo, serve “essere rigorosi e vigili e chiedere più rispetto e correttezza nei confronti delle Assemblee nazionale e locali”. Così sulle correnti, con un esplicito riferimento all’associazione Red di Massimo D’Alema: “Normale se si lavora per una linea programmatica e per una leadership alternative, non se si tratta di un partito nel partito”. C’è senza dubbio un “senso di frastornazione” dopo la pesante sconfitta di aprile, ammette Benamati, ma pur con la consapevolezza che il nuovo soggetto politico è ancora un “bambino” è il momento di riprendere il passo per evitare che la “distanza” che si è venuta a creare tra il PD e la gente non si trasformi in “rottura”. |
|
|
Ci vuole più coraggio!
Scritto da: Meolino1 () lunedì 07 luglio 2008