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La forza dei Democratici
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Circolo Zona Centro | La forza dei Democratici |
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| Scritto da Francesca Villani | |
| mercoledì 19 agosto 2009 | |
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Nel 2000 il vice presidente Democratico Albert Gore, distanziando George W. Bush di più di 500.000 voti, stava per essere incoronato vincitore delle elezioni presidenziali americane, in attesa che un discutibile verdetto giudiziario della Corte Suprema della Florida affidasse la vittoria al repubblicano. Nel 2004 il candidato Democratico John Kerry, dopo un testa a testa, venne sconfitto dall'esito delle elezioni di uno stato, l'Ohio, il quale esito fu a lungo sotto osservazione per anomalie nel conteggio dei voti.
Sappiamo tutti come è andata nel 2008. Ma pur se la vittoria di Obama è fortemente connotata di aspetti legati alla persona, e anche alla visibilità mediatica seguita alla sfida con Hillary, non si può non notare che in 8 anni la leadership democratica è cambiata per tre volte, garantendo però in altrettanti appuntamenti elettorali un candidato capace di contendere la vittoria ai repubblicani, peraltro dopo 8 anni di amministrazione Clinton.
Questa caratteristica di rinnovamento senza perdere la "competitività" è tipica di un partito estremamente forte e radicato, sia nella capacità di proposta politica sia nel metodo di scelta delle candidature. Non abbiamo dimenticato la lotta senza quartiere di Obama e Hillary per la candidatura alle presidenziali. Eppure, terminata la convention, non una volta l'eco di questa lotta estenuante è riapparsa, concentrando le forze di tutto il partito in una campagna elettorale da vincere.
Il Partito Democratico americano non è un modello da copiare o da traslare nella realtà italiana, molto più complessa per certi versi. E' piuttosto un esempio di come la forma-partito possa funzionare, se le regole sono chiare e trasparenti e la qualità e affidabilità della sua classe dirigente, ma anche dei quadri, lo rendono riconoscibile come interlocutore della società.
Ancora di più in questa fase molto delicata della politica del nostro Paese, fortemente caratterizzata dai personalismi e dall'improvvisazione, quando non espressamente dal nuovismo o dalla ricerca spasmodica di leader in grado di salvarci, quello che più occorre è la costruzione ed il rafforzamento di un partito, come organizzazione pluralista e plurale ma capace di una sintesi programmatica. Come istituzione che sopravvive ai suoi organi dirigenti e ne garantisce il ricambio. Come punto di incontro delle persone che esprimono in proposte un modello di società, un' idea di progresso, una serie di valori.
Questo è il risultato che ci aspettiamo dal congresso di Ottobre. Chiunque ne esca vincitore.
Enrico Ardizzoni
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