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Andrea Costa
Documento del Comitato di Circolo Andrea Costa sui risultati delle elezioni Regionali 2010
Quartiere Saragozza
Circolo Andrea Costa | Documento del Comitato di Circolo Andrea Costa sui risultati delle elezioni Regionali 2010 |
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| Scritto da Paolo Gasperini | |
| sabato 24 aprile 2010 | |
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Documento approvato dal Comitato del Circolo “Andrea Costa” Quartiere Saragozza (presentato alla Direzione Provinciale del 23 aprile 2010 dal Segretario Fabio Migliori) Il risultato delle elezioni regionali dello scorso mese di marzo ha dato luogo alla perdita di quattro importanti Regioni del Paese. Tali perdite vanno ad aggiungersi a quelle della Sardegna, dell’Abruzzo e del Friuli Venezia Giulia, registratesi in precedenti appuntamenti elettorali.
Pur nella consapevolezza che le condizioni politiche attuali sono del tutto diverse da quelle che condussero, nel 2005, alla clamorosa vittoria in 12 regioni su 14, il dato che emerge dal voto non può che essere ritenuto insoddisfacente e preoccupante. Pertanto, le opinioni di chi tende ad evidenziare una tenuta del Partito in termini percentuali danno solo una lettura parziale del risultato, anche perché occorre tener conto che la percentuale a cui si fa riferimento è comunque analoga a quella scaturita dal dato elettorale delle scorse elezioni europee. Tale risultato è tanto più preoccupante se si pensa che lo stesso è stato ottenuto in un momento di grave crisi politica all’interno del maggior partito del centrodestra. A tal proposito, è opportuno che il PD segua con il dovuto interesse il percorso intrapreso da Gianfranco Fini, non perché questi possa diventare un alleato politico del PD, quanto perché è importante per il Paese e per la democrazia che in Italia vi sia una destra liberale e non populista, avente caratteristiche analoghe a quelle delle corrispondenti forze politiche presenti negli altri Paesi europei. Già una volta abbiamo commesso l’errore di isolare Fini per andare ad incontrare Berlusconi in vista di improbabili accordi per fare le riforme: non ripetiamo l’errore. Tornando al PD, aldilà delle debolezze intrinseche della nostra attuale proposta politica, occorre tuttavia sottolineare come l’intervento delle gerarchie vaticane possa aver condizionato il voto soprattutto in alcune realtà regionali. Su questi come su altri interventi, risposte adeguate sarebbero preferibili ad assordanti silenzi. L’emorragia di voti verso l’astensionismo (fenomeno peraltro comune a svariate forze politiche) e verso altre liste, in primis quelle presentate da Beppe Grillo, risulta particolarmente rilevante nella nostra Regione. Si tratta, sovente, di gente nostra che non ci ha votato: è dovere del gruppo dirigente del PD, a tutti i livelli, agire immediatamente per recuperare un elettorato che attende solo di vedere proposte credibili per tornare a darci il consenso e, magari, anche a lavorare al nostro fianco. E’ sbagliato consentire a Grillo e a Di Pietro di essere i paladini della legalità e dell’ambiente. Alcune tematiche dei grillini avrebbero dovuto da tempo essere fatte proprie dal nostro Partito. Il nostro elettorato pretende che il Partito faccia sentire la propria voce su questioni quali:l’identità del partito e delle sue alleanze, il lavoro:serve una proposta di legge sul precariato e sulla flessibilità,il patto di stabilità che mette in grandissima difficoltà le amministrazioni,(non a caso la Lega punta sulle banche, con ciò volendo finanziare progetti ed Enti Locali, la privatizzazione dell’acqua. Altrettanto forte è la richiesta di scegliere amministratori capaci, onesti e seri. Dobbiamo essere consapevoli che non è possibile parlate a tutti usando il medesimo linguaggio perché si rischia di essere banali ed inefficaci. È necessario che sul territorio e nei circoli si costruiscano momenti di confronto diversificando le iniziative sia sui temi (ambiente/la questione femminile/le problematiche del lavoro/la giustizia, ecc.ecc..), sia sulle professioni e sulle problematiche connesse alle medesime. Proprio sul tema delle professioni possiamo sfruttare al meglio l’immenso patrimonio di competenze e professionalità disponibili nel Partito. Occorre lavorare nel segmento giovani utilizzando metodi e strumenti tipici della fascia: web/concerti/approfondimenti e momenti di confronto sulle nuove professioni e sul precariato. Nella nostra Regione abbiamo effettuato una campagna elettorale nella quale la coalizione in quanto tale non ha mai dato l’idea di agire come squadra. Questo è un grave limite che se ripetuto rischia di indebolire notevolmente l’immagine del centrosinistra come alleanza per il governo. Sono state elezioni nelle quali, per la prima volta, il PD ha totalmente lasciato le piazze ad altre forze politiche, non comprendendo come il contatto diretto con le persone rappresenti una delle poche modalità attraverso le quali far propaganda, vista e considerata la situazione di monopolio dei mezzi di informazione che sussiste nel nostro Paese. Essere sul territorio vuol dire accettare il rischio di piazze non facili o disamorate, vuol dire anche tornare davanti alle fabbriche con volantinaggi e presidii (vedi arcte/fini compressori e 100 altre). In questo senso occorre arrivare anche ad un coordinamento cittadino dei circoli, affinchè si possa andare tutti nella stessa direzione, integrando le forze dove necessario. La politica delle alleanze è sicuramente condivisibile: ma per una forza politica non può essere prioritaria rispetto alle esigenze di conservare i propri consensi ed il proprio elettorato. L’alleanza deve essere intesa come aggregazione e convergenza su progetti condivisi che il nostro Partito, in quanto prima forza della coalizione, è tenuto per primo a formulare. I temi su cui intervenire sono noti a tutti: lavoro ed economia, scuola, giustizia e sicurezza. Tali tematiche devono essere oggetto di elaborazioni meditate e non di boutade estemporanee, improvvidamente consegnate ai giornali prima di essere esaminate dagli organi dirigenti. Sarebbe altresì opportuno considerare i contributi di idee forniti da associazioni di categoria, da istituti di ricerca, associazioni di volontariato ciascuno per le loro specifiche competenze. Anche l’ulteriore riduzione dei consensi complessivi dei partiti dell’estrema sinistra è elemento da considerare in un’ottica di alleanze di governo. Quanto ad un programma di Governo, non è necessario cercare l’unanimità a tutti i costi, è veramente necessario essere autorevoli e definiti nella proposta politica che non può essere disgiunta dalla questione morale. Dobbiamo dimostrare alla città ed al paese che la “politica” non è una occasione professionale, ma una attività di cuore e passione lontana dagli interessi personali o di parte. In questo senso occorre darsi e rispettare regole certe sull’avvicendamento nei luoghi di potere. Sul programma possiamo e dobbiamo scontrarci sino in fondo se necessario, ma definita la linea questa deve essere rappresentata senza deviazionismi e tentennamenti da ogni livello del partito. In tale quadro, il Congresso che la Federazione di Bologna andrà a tenere di qui a qualche settimana non dovrà essere l’ennesima occasione sprecata per giungere ad un rinnovamento che deve essere sì anche generazionale, ma soprattutto deve concretizzarsi in nuove idee, in nuovi modi di porsi nei confronti delle persone e nella capacità di far capire alle migliori energie che questa città è in grado di esprimere che il PD non le prenderà in giro con coinvolgimenti di mera facciata, pronti ad essere accantonati come un bel vestito che viene dismesso al termine della festa. Occorre quindi far proprio quanto detto ieri dal Presidente della Regione “…ascoltare la parte di società che ha voglia di dialogare con il PD” senza essere sempre lì a parlare solo tra di noi e a noi stessi. Dobbiamo essere consapevoli che dopo la vicenda Delbono non avremo ulteriori occasioni per recuperare l’immagine e la sostanza di un Partito che sia capace di governare e di esprimere una classe dirigente e degli amministratori di livello superiore rispetto a quelli del centrodestra. Pertanto è auspicabile che il Cittadino che candideremo a Sindaco sia persona su cui converga un amplissimo consenso. |
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