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Manifesto PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Rugna   
lunedì 03 marzo 2008
Indice articolo
Manifesto
1. Le ragioni del Partito Democratico
2. Un partito aperto nel mondo globalizzato
3. Nel solco della Costituzione: etica pubblica e laicità
4. Un'Italia più libera, più giusta e più prospera
5. Il pluralismo sociale, per una comunità forte e solidale
6. L'educazione, la formazione, la ricerca scientifica

4. Un’Italia più libera, più giusta e più prospera

Noi vogliamo un’Italia più libera, più giusta e più prospera. I nostri princìpi ispiratori sono da un lato la valorizzazione dei talenti e dei meriti; dall’altro la promozione di un tessuto sociale egualitario e solidale, in cui nessuno si perda o resti indietro. Pensiamo che sia necessario un profondo cambiamento del nostro sistema produttivo, sia incentivando l’innovazione e la crescita delle imprese, sia valorizzando il lavoro e i talenti custoditi nel fitto tessuto delle comunità locali che da sempre alimentano la nascita di nuove imprese e la nostra grande tradizione artigianale. Vogliamo un’Italia che sappia mettere a frutto, anche sul terreno della competizione economica globale, le sue più grandi ricchezze: la creatività, la qualità ambientale e culturale, la coesione sociale. Vogliamo un’Italia più unita e più omogenea sul piano economico e sociale, più moderna e meno frammentata nella dotazione di infrastrutture. Per questo vogliamo rilanciare una strategia per lo sviluppo del Mezzogiorno, valorizzando le grandi risorse culturali e civili di cui questa parte d’Italia è ricca, e cogliendo l’opportunità di farne il principale raccordo capace di unire, attraverso il Mediterraneo, l’Europa all’Asia e all’Africa.

La priorità è far ripartire lo sviluppo del Paese, rilanciare una crescita sostenibile e di qualità, quella che è mancata negli ultimi anni. Per questo obiettivo dobbiamo mobilitare tutte le energie di cui è ricca la società italiana. Un mercato aperto è strumento essenziale per la crescita. Compito dello Stato non è interferire nelle attività economiche, ma fissare le regole per il buon funzionamento del mercato, per mantenere la concorrenza anche con politiche di liberalizzazione e per creare le condizioni di contesto e di convenienza utili a promuovere innovazione e qualità.

Noi vogliamo una società aperta che consideri le persone in base alle loro qualità, rimuovendo gli ostacoli economici e sociali, e premiando il merito e non i privilegi. Vogliamo che a ciascuno sia garantita la libertà di realizzarsi secondo i suoi talenti e le sue inclinazioni, senza distinzioni di genere o di provenienza sociale, di opinioni politiche o religiose. L’estensione dei diritti di cittadinanza è parte costitutiva di una concezione moderna della crescita, oltre i soli parametri economici. Cittadinanza e inclusione sono la leva di un nuovo civismo e di nuove opportunità per i singoli, nelle scelte formative e professionali, come nella dimensione sociale e affettiva. In questo quadro vanno riconosciuti e disciplinati per legge i diritti e doveri delle persone conviventi in unioni di fatto.

Ciò che deve scandalizzare non è solo la povertà, è la mancanza di opportunità: la povertà di un bambino che non può studiare, lo sfruttamento indecente di un lavoratore, la frustrazione di un giovane che si vede chiudere tutte le porte, di una donna che deve ancora scegliere fra maternità e lavoro. Correggere le differenze abissali dei punti di partenza tipici di una società chiusa e castale, e offrire uguali opportunità a tutti sono i due pilastri che tengono insieme sviluppo ed equità.

Rimettere in movimento le forze produttive, l’intelligenza, la creatività, la cultura non sarà una operazione indolore. Comporta uno scontro duro con privilegi grandi e piccoli molto ramificati. Proprio per questo il Paese ha bisogno di una forza politica che abbia il coraggio di affrontare quel groviglio di compromessi che ha creato rendite corporative o speculative, favorendo il lavoro nero e l’esclusione relativa delle donne e dei giovani dalle attività produttive, che ha alimentato le arretratezze dei servizi, della scuola, della ricerca, della giustizia, della pubblica amministrazione. Noi intendiamo affrontare questo compito.

Cruciale è la dignità del lavoro, che dev’essere difesa e valorizzata in tutte le sue espressioni. Questo è il nostro impegno ed esso si colloca nel solco di quello che è sempre stato un obiettivo primario delle tradizioni politiche e culturali che convergono nel Partito Democratico. Il lavoro è una manifestazione essenziale della creatività umana; realizza le capacità e rafforza l’autonomia e la dignità delle persone; è fattore insostituibile di dinamismo sociale, luogo e strumento per la trasmissione di esperienze e di cultura. In particolare, il lavoro delle donne, la sua concreta ed effettiva promozione, anche attraverso politiche di incentivazione dell’occupazione femminile e di armonizzazione con il lavoro di cura e la sua redistribuzione tra i sessi, è un fattore essenziale per la crescita economica e la modernizzazione del Paese.

Ovunque, il lavoro si è enormemente differenziato, anche perché la velocità dei processi innovativi impone flessibilità e frequenti cambiamenti nel corso della vita lavorativa. Ma è la natura stessa della produzione a chiedere sempre meno fatica e sempre più partecipazione, sapere, intelligenza, ed è questo a richiedere non la riduzione del lavoro a merce precaria esposta a continui pericoli anche mortali, bensì la sua tutela e la valorizzazione del suo ruolo sociale. Il lavoro è la vera ricchezza delle nazioni ed è una leva potente per spingere le imprese verso produzioni più qualificate. Nessun Paese può essere fondato su lavori “precari” e su “vite di scarto”. Il Partito Democratico si muove nella piena consapevolezza che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Nella società attuale, in un mondo globalizzato e tecnologico, è cresciuta l’interdipendenza fra impresa e lavoro. Nella nuova economia è necessario il coinvolgimento del mondo del lavoro sia nelle grandi questioni sociali con forme efficaci di concertazione, sia nell’impresa, attraverso nuove forme di democrazia economica. La partecipazione dei lavoratori nell’impresa è richiesta dalle accresciute esigenze di formazione, dal crescente contenuto di conoscenze presente nei processi produttivi e quindi dalla necessità di valorizzare le maggiori conoscenze in possesso di lavoratori sempre più scolarizzati.

Le imprese hanno un ruolo decisivo per vincere la sfida della competitività e per rimettere il Paese sulla via della crescita. Sono chiamate ad essere innovative, ad agire con prospettive di lungo periodo, puntando sulla qualità; sono tenute ad essere responsabili, sia nei confronti dei dipendenti, garantendo loro salari adeguati e sicurezza, sia nei confronti del contesto ambientale e sociale in cui operano.

La competizione ha bisogno, per esplicare la sua funzione creativa e costruttiva, di un contesto in cui valgano il rispetto intransigente delle regole, l’imparzialità dello spazio pubblico in cui si esercita la competizione, l’efficacia degli strumenti di valutazione, la “cultura del risultato”. Le regole devono valere ovunque. Solo nell’ambito di regole davvero fondate sul merito diventa possibile a ciascuno affermare le proprie capacità e aspirazioni, realizzandole col proprio lavoro.

Sta qui il senso più profondo della risposta che il Partito Democratico deve dare allo scontento dell’area del Paese che maggiormente si confronta con le sfide della globalizzazione. Il fossato tra cittadini e politica che si sta scavando in certe zone del Nord si spiega col fatto che la politica spesso si presenta con il volto di una pubblica amministrazione e di una burocrazia non all’altezza di ciò di cui la società e le imprese hanno bisogno, non valorizzando né sostenendo creatività e meriti. In ciò consiste la cosiddetta questione settentrionale: nella necessità di ricostruire le ragioni e le condizioni di un patto coi cittadini che sconfigga l’idea di uno Stato ostile, capace perlopiù di chiedere e non di dare le risposte necessarie con la tempestività necessaria. Questa è oggi per il Partito Democratico una priorità nazionale: restituire allo Stato e all’intera sfera pubblica efficienza e capacità di adempiere ai propri compiti.

Il nostro impegno riformatore vuole garantire un’effettiva uguaglianza di opportunità e affermare una politica di emancipazione sociale in una società sempre più complessa e plurale. Noi ci riallacciamo a tutto quel vasto movimento che, nei suoi filoni storici, si è caratterizzato sempre come un grande moto di emancipazione delle persone dai vecchi vincoli di casta, di genere, di pregiudizi ideologici. Ma il grande problema che resta e per certi versi si aggrava è che le disuguaglianze stanno aumentando, in Italia come nel mondo. Una quota sempre maggiore della ricchezza è assorbita dalle rendite e dalle speculazioni finanziarie mentre diminuisce la quota che va al lavoro. Questa tendenza è inaccettabile, e contrastarla e invertirla è il compito del nuovo riformismo.

L’apertura dei mercati è positiva. Ma i mercati devono essere regolati. Le società non possono ridursi a società di mercato, dove ciò che definisce i rapporti tra le persone è solo lo scambio economico.

In una società pluralista, democratica e aperta i vecchi e nuovi mezzi di comunicazione di massa devono essere strumento libero e autonomo di diffusione delle informazioni e della cultura, col quale tutti possano esprimere la loro partecipazione alla vita sociale, economica e politica, la loro progettualità, le loro aspirazioni. Questo rende indispensabile un’etica dell’informazione volta a salvaguardare la dignità della persona.



 

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