Manifesto
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| Scritto da Gianluca Rugna | |
| lunedì 03 marzo 2008 | |
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5. Il pluralismo sociale, per una comunità forte e solidale L’equità sociale non va considerata un onere da sostenere, ma un fattore sinergico di sviluppo umano ed economico e di partecipazione autenticamente democratica. Il welfare è la garanzia di condizioni dignitose di vita e di attività per tutti i cittadini, e in particolare per le classi e le persone più vulnerabili. Non deve essere una forma di assistenzialismo, bensì un insieme di servizi sociali, sanitari e formativi e uno strumento che renda più snella ed efficace l’azione pubblica, anche valorizzando l’apporto dei corpi della società civile, secondo il principio della sussidiarietà. Non tutto ciò che è pubblico, e che dunque svolge una funzione sociale, deve essere necessariamente statale. L’impresa sociale, il non profit, la cooperazione, il volontariato, l’iniziativa delle persone e delle comunità, devono essere messe in condizione, attraverso scelte politiche ed economiche adeguate, di collaborare con lo Stato per garantire i servizi necessari e la loro qualità. Il welfare va dunque riformato. Il suo ruolo non può più essere quello passivo di mera assicurazione contro il rischio, ma deve diventare un sostegno attivo a chi oggi è obbligato ad affrontare il rischio, per metterlo in grado di fronteggiare i continui adattamenti che la mobilità e la globalizzazione impongono, a partire da un percorso educativo e formativo che duri per l’intera vita lavorativa. Grande attenzione va rivolta al rapporto fra tempo di lavoro e tempo di vita. Donne e uomini vanno sostenuti nell’attività che dedicano alla cura dei figli e della famiglia, il parttime deve essere consentito senza discriminazioni di salari e carriera. In questa prospettiva il welfare promuove i diritti di cittadinanza dei bambini e delle bambine attraverso un lungimirante investimento sulle loro opportunità di vita. Gli anziani, dal canto loro, devono essere pienamente considerati parte attiva e creativa della cittadinanza e poter continuare a dare il loro contributo costruttivo alla comunità nazionale. La società giusta che noi vogliamo investe sul valore della persona, della sua autonomia e responsabilità. E interpreta il ruolo della famiglia tenendo conto sia dei diritti e doveri dei membri che la compongono, sia delle nuove esigenze espresse dalla società civile. La famiglia è il primo luogo relazionale, affettivo e formativo dove si sviluppano l’identità e l’inserimento sociale della persona. Le famiglie, nella loro concreta condizione, sono destinatarie e protagoniste delle politiche sociali e vanno incoraggiate con adeguati strumenti di sostegno pubblico, rivolte in modo particolare ai nuclei familiari con figli. Una società giusta, nel mondo contemporaneo, non può che essere una società dell’accoglienza e dell’integrazione. L’integrazione è un processo reso necessario dagli scambi economici, tecnologici e culturali dell’età della globalizzazione, e dai flussi migratori che ormai hanno coinvolto appieno anche il nostro Paese. L’immigrazione non dev’essere vista come una difficoltà da affrontare con politiche meramente restrittive, ma come un’opportunità da interpretare e da governare, in modo da conciliarla con le esigenze della comunità nazionale. È anche grazie al lavoro e alle competenze di tante persone immigrate se l’Italia oggi può incrementare il proprio sviluppo e la propria ricchezza. La sfida dell’integrazione dev’essere affrontata su basi di parità e nella condivisione dei diritti e dei doveri, al fine di realizzare un nuovo patto di cittadinanza nel rispetto dei valori costituzionali italiani ed europei. Un’identità nazionale così concepita è sganciata dal riferimento angusto ai territori e ai confini e sottolinea la funzione di grande laboratorio delle culture che il nostro Paese ha sempre svolto ed è chiamato a svolgere nel mondo globalizzato. Gli italiani nel mondo sono una parte importante del passato, del presente e del futuro del nostro Paese. Un’Italia consapevole della varietà della propria comunità oltrefrontiera sa valorizzare le risorse umane e lavorative degli italiani nel mondo e rafforza il proprio impegno sociale e culturale per loro. Il Partito Democratico riconosce, valorizza e promuove le autonomie locali, nelle quali secondo il principio di sussidiarietà risiede l’identità costitutiva della nostra Repubblica. In tal senso, e al fine di stabilire equi rapporti sociali in un territorio complesso e articolato come l’Italia, i democratici sostengono i valori dell’autonomia e del federalismo in quanto promotori delle capacità di autorganizzazione in grado di garantire la coesione sociale e territoriale del Paese. La sicurezza e la legalità sono valori fondamentali, senza i quali non è possibile alcuna integrazione né alcuna convivenza democratica e civile. Il rispetto della legalità e la garanzia della sicurezza sono condizioni ineliminabili per lo svolgimento della vita individuale e collettiva, e per un corretto rapporto fra istituzioni e società. La cultura della sicurezza e della legalità, perseguìta attraverso la strutturazione di relazioni positive di ascolto e inclusione negli abituali contesti di vita, combatte il degrado urbano e sociale che alimenta i comportamenti illegali, e lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, che impediscono lo sviluppo di intere aree del territorio italiano |
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