Subito la ZES (Zona Economica Speciale) per l’Appennino Bolognese
Il Partito Democratico di Bologna lancia una petizione per chiedere al Governo l’istituzione di una Zona Economica Speciale per l’Appennino bolognese, o comunque l’introduzione di un regime straordinario di sostegno equivalente, capace di difendere il lavoro, sostenere le imprese e attrarre nuovi investimenti.
La crisi che sta attraversando la montagna bolognese non può più essere affrontata come una successione di singole vertenze. La vicenda della Gaggio Tech è soltanto l’ultimo segnale di una difficoltà che viene da lontano: negli ultimi anni chiusure e ridimensionamenti di importanti realtà manifatturiere hanno indebolito il tessuto produttivo e occupazionale dell’Appennino, con conseguenze che riguardano non soltanto i lavoratori coinvolti, ma il futuro stesso di intere comunità.
«Non vogliamo rassegnarci a un Appennino nel quale ogni crisi industriale significa perdere posti di lavoro, competenze e abitanti – dichiara il segretario provinciale del Partito Democrativo Enrico Di Stasi – La montagna bolognese ha una storia industriale importante, professionalità di grande valore e imprese che continuano a investire. Ha bisogno però di strumenti straordinari per poter competere e per attrarre nuovi investimenti. Per questo chiediamo al Governo di riconoscere la specificità di questo territorio e di intervenire concretamente».
La proposta nasce anche dal lavoro svolto nei mesi scorsi con la Conferenza programmatica “Appennino al futuro”, promossa dal Gruppo del Partito Democratico alla Camera, che tra maggio e giugno ha attraversato diversi Comuni della montagna coinvolgendo amministratori, sindacati, imprese e cittadini.
Con la petizione il PD chiede sgravi e crediti d’imposta per chi investe e mantiene la produzione in Appennino, una forte semplificazione delle procedure amministrative, agevolazioni sul costo del lavoro e un piano di investimenti sulle infrastrutture, sulla viabilità, sui collegamenti digitali, sul trasporto pubblico e sui servizi essenziali.
Come ribadisce il segretario Di Stasi, «la questione non riguarda soltanto come intervenire quando un’azienda entra in crisi. Dobbiamo creare le condizioni perché le imprese scelgano di restare in Appennino e perché altre decidano di venire a investire qui. Difendere il lavoro significa anche contrastare lo spopolamento: senza occupazione, servizi e infrastrutture non c’è futuro per la montagna.
Con questa petizione vogliamo coinvolgere cittadini, lavoratori, imprese, amministratori e forze sociali e portare al Governo una richiesta chiara: l’Appennino bolognese non chiede assistenza, chiede gli strumenti per competere, produrre e creare lavoro. Su questo vogliamo costruire una battaglia comune di tutto il territorio».

