
Lettera del Segretario Provinciale, Enrico Di Stasi
Care iscritte, cari iscritti,
ci sono momenti in cui una comunità è chiamata a scegliere da che parte stare.
Bologna, nella sua storia, ha sempre scelto da che parte stare. Ha scelto di non piegarsi alla paura, alla violenza e all’odio. Ha scelto di reagire alle proprie ferite chiedendo verità e giustizia. È una tradizione che appartiene profondamente alla nostra città e che è diventata parte della sua identità democratica. Ogni volta che Bologna è stata colpita, le cittadine e i cittadini hanno risposto stringendosi insieme, difendendo le istituzioni e chiedendo che la verità fosse accertata fino in fondo. Lo abbiamo fatto per la strage del 2 agosto, per Ustica, per le vittime della Banda della Uno Bianca, per l’assassinio del capotreno Alessandro Ambrosio, per Alessandra Matteuzzi e per Sofia Stefani. La ricerca della verità e della giustizia è il modo con cui Bologna ha sempre affrontato le proprie ferite.
Nelle ultime settimane la nostra città ha vissuto giorni difficili. Una tragedia che ha colpito una famiglia, un quartiere, una comunità; tensioni che hanno attraversato Bologna; violenze inaccettabili contro le Forze dell’Ordine e una campagna di strumentalizzazione politica culminata con minacce gravissime nei confronti del Sindaco Matteo Lepore, tanto da rendere necessaria l’assegnazione della scorta.
In momenti come questi emerge la differenza tra chi prova a tenere unita una comunità e chi, invece, sceglie di alimentare lo scontro perché pensa di ricavarne un vantaggio politico.
Noi abbiamo scelto la prima strada.
Lo abbiamo fatto di fronte alla morte di Abderrahim Fakir. Fin dal primo momento abbiamo espresso vicinanza alla sua famiglia e alla comunità del Pilastro, chiedendo che venisse fatta piena luce su quanto accaduto e ribadendo la nostra fiducia nel lavoro della magistratura.
Per questo abbiamo sostenuto il presidio promosso dal Sindaco Matteo Lepore in Piazza Nettuno. Non era una manifestazione contro qualcuno. Era una manifestazione per qualcosa: per la verità, per la giustizia, per dare alla città uno spazio democratico nel quale esprimere dolore, vicinanza e umanità. Le parole della famiglia di Abderrahim, che ha chiesto di non rispondere all’odio con altro odio ma di affidarsi alla giustizia, hanno rappresentato il senso più autentico di quella giornata.
Poche ore dopo, però, altri hanno scelto una strada diversa. Gruppi violenti hanno cercato lo scontro con le Forze dell’Ordine, tradendo il significato di quella piazza e cercando di trasformare il dolore in guerriglia. Lo abbiamo condannato subito, senza esitazioni. Chi usa la violenza non rappresenta Bologna e non rappresenta la domanda di verità e giustizia che è emersa con forza in Piazza Nettuno.
Ma quello che è accaduto dopo non è stato meno grave.
La destra ha scelto di usare questa tragedia per colpire Matteo Lepore e Bologna. Ancora una volta ha seguito uno schema che conosciamo bene: quando non riesce a battere un avversario sul terreno delle idee, dell’amministrazione e del consenso, prova a colpirlo attraverso la delegittimazione.
Hanno cercato di attribuire al Sindaco responsabilità che non aveva. Hanno confuso volutamente un presidio democratico con gli scontri provocati da gruppi estremisti. Hanno costruito una narrazione falsa per alimentare lo scontro e dividere la città.
Le parole, però, hanno un peso.
Quando si alimenta ogni giorno un clima di odio e di delegittimazione, quando si trasforma un avversario politico in un bersaglio, il rischio è che qualcuno faccia un passo in più. Le minacce rivolte a Matteo Lepore e la decisione di assegnargli una scorta sono un fatto gravissimo. Quando un Sindaco è costretto a vivere sotto protezione non viene colpita soltanto una persona. Viene colpita la libertà delle istituzioni democratiche e il diritto di rappresentare la propria comunità senza intimidazioni.
Noi continueremo a difendere un principio semplice ma fondamentale: chiedere verità per la morte di Abderrahim Fakir e condannare, senza esitazione, ogni violenza contro le Forze dell’Ordine. Non sono due posizioni in contraddizione. Sono la stessa idea di Stato di diritto. Sono gli stessi valori che tengono insieme una democrazia matura.
Tra pochi giorni Bologna si ritroverà ancora una volta nel luogo che più di ogni altro rappresenta la sua memoria civile: la stazione della strage del 2 agosto.
Da quarantasei anni questa città continua a chiedere verità e giustizia per le ottantacinque vittime della strage fascista. Non lo ha mai fatto con spirito di vendetta, ma con la forza della democrazia, della partecipazione e della fiducia nelle istituzioni repubblicane.
È questa la Bologna che conosciamo. Ed è questa la Bologna che vogliamo continuare a costruire.
Per questo vi chiedo di essere presenti, domenica prossima, alle celebrazioni del 2 agosto. Non sarà soltanto un momento di memoria. Sarà anche l’occasione per ribadire, insieme, che la nostra città continuerà a rispondere all’odio con la democrazia, alle strumentalizzazioni con la verità e alle intimidazioni con la forza delle sue istituzioni.
Voglio cogliere l’occasione anche per ringraziarvi per quello che fate ogni giorno per il nostro Partito. Le Feste dell’Unità che si sono svolte in queste settimane hanno confermato, ancora una volta, la forza della nostra comunità e il valore dell’impegno di centinaia di volontarie e volontari. Vi do appuntamento alla Festa Provinciale dell’Unità di Bologna, dal 27 agosto al 20 settembre, per continuare insieme questo percorso di partecipazione e confronto.
Un caro saluto,
Enrico Di Stasi
Segretario provinciale Partito Democratico Bologna




