4 Settembre 2026

Una petizione per istituire subito la ZES (Zona economica speciale) per l’appennino bolognese


Il Partito Democratico di Bologna lancia una petizione per chiedere al Governo l’istituzione di una Zona Economica Speciale per l’Appennino bolognese, o comunque l’introduzione di un regime straordinario di sostegno equivalente, capace di difendere il lavoro, sostenere le imprese e attrarre nuovi investimenti.

La crisi che sta attraversando la montagna bolognese non può più essere affrontata come una successione di singole vertenze. La vicenda della Gaggio Tech è soltanto l’ultimo segnale di una difficoltà che viene da lontano: negli ultimi anni chiusure e ridimensionamenti di importanti realtà manifatturiere hanno indebolito il tessuto produttivo e occupazionale dell’Appennino, con conseguenze che riguardano non soltanto i lavoratori coinvolti, ma il futuro stesso di intere comunità.

«Non vogliamo rassegnarci a un Appennino nel quale ogni crisi industriale significa perdere posti di lavoro, competenze e abitanti – dichiara il segretario provinciale del Partito Democrativo Enrico Di Stasi – La montagna bolognese ha una storia industriale importante, professionalità di grande valore e imprese che continuano a investire. Ha bisogno però di strumenti straordinari per poter competere e per attrarre nuovi investimenti. Per questo chiediamo al Governo di riconoscere la specificità di questo territorio e di intervenire concretamente».

La proposta nasce anche dal lavoro svolto nei mesi scorsi con la Conferenza programmatica “Appennino al futuro”, promossa dal Gruppo del Partito Democratico alla Camera, che tra maggio e giugno ha attraversato diversi Comuni della montagna coinvolgendo amministratori, sindacati, imprese e cittadini.

Con la petizione il PD chiede sgravi e crediti d’imposta per chi investe e mantiene la produzione in Appennino, una forte semplificazione delle procedure amministrative, agevolazioni sul costo del lavoro e un piano di investimenti sulle infrastrutture, sulla viabilità, sui collegamenti digitali, sul trasporto pubblico e sui servizi essenziali.

Come ribadisce il segretario Di Stasi, «la questione non riguarda soltanto come intervenire quando un’azienda entra in crisi. Dobbiamo creare le condizioni perché le imprese scelgano di restare in Appennino e perché altre decidano di venire a investire qui. Difendere il lavoro significa anche contrastare lo spopolamento: senza occupazione, servizi e infrastrutture non c’è futuro per la montagna.

Con questa petizione vogliamo coinvolgere cittadini, lavoratori, imprese, amministratori e forze sociali e portare al Governo una richiesta chiara: l’Appennino bolognese non chiede assistenza, chiede gli strumenti per competere, produrre e creare lavoro. Su questo vogliamo costruire una battaglia comune di tutto il territorio».


La petizione

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro delle Imprese e del Made in Italy

PER UNA ZONA ECONOMICA SPECIALE NELL’APPENNINO BOLOGNESE

L’Appennino bolognese sta attraversando una gravissima crisi industriale e occupazionale.

La recente e dolorosa vicenda della Gaggio Tech rappresenta soltanto l’ultimo episodio di un progressivo indebolimento del tessuto produttivo che sta colpendo duramente il nostro territorio. Negli ultimi anni, la chiusura e il ridimensionamento di storiche realtà manifatturiere hanno messo in difficoltà centinaia di famiglie, impoverito il tessuto economico locale e aggravato il rischio di spopolamento della montagna.

Non possiamo lasciare soli i cittadini, i lavoratori e le imprese dell’Appennino. Questo territorio possiede competenze, professionalità, una solida tradizione manifatturiera e infrastrutture produttive che possono e devono essere rilanciate. Un patrimonio che rischia di andare disperso senza un intervento straordinario dello Stato.

L’Appennino bolognese ha bisogno di strumenti concreti per difendere il lavoro esistente, attrarre nuovi investimenti e costruire nuove opportunità di sviluppo.

Questa richiesta nasce anche dal percorso avviato con la Conferenza programmatica “Appennino al futuro”, promossa dal Gruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati tra maggio e giugno 2026. Un percorso di ascolto che ha attraversato i Comuni della montagna, da Vergato ad Alto Reno Terme, da Castiglione dei Pepoli a Marzabotto, coinvolgendo amministratori, organizzazioni sindacali, imprese e cittadini.

Da quel confronto è emersa con forza la necessità di mettere in campo misure straordinarie per sostenere il lavoro, rilanciare gli investimenti e garantire uno sviluppo duraturo e sostenibile dell’Appennino.

Per dare seguito a quel percorso e contrastare il declino industriale e demografico della montagna serve oggi uno strumento economico forte e concreto.

La nostra richiesta

I sottoscritti cittadini, lavoratori e rappresentanti del territorio chiedono al Governo e alle istituzioni competenti:

•⁠ ⁠L’istituzione di una Zona Economica Speciale (ZES) per l’Appennino bolognese, o comunque l’introduzione di un regime straordinario di sostegno equivalente, capace di riconoscere le condizioni di svantaggio delle aree montane e di favorire nuovi investimenti produttivi.

•⁠ ⁠Sgravi fiscali e credito d’imposta per gli investimenti, sostenendo l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e strutture e prevedendo agevolazioni per le imprese che decidono di investire, insediarsi o mantenere la propria produzione nel territorio montano.

•⁠ ⁠Una forte semplificazione delle procedure amministrative, attraverso strumenti analoghi a quelli previsti nelle Zone Economiche Speciali, con autorizzazioni più rapide e corsie preferenziali per gli investimenti produttivi, così da rendere l’Appennino bolognese più competitivo e attrattivo per gli investitori nazionali e internazionali.

•⁠ ⁠La riduzione del costo del lavoro nelle aree montane, attraverso specifiche agevolazioni contributive per le imprese, finalizzate alla salvaguardia dei posti di lavoro esistenti e alla creazione di nuova occupazione stabile, con particolare attenzione ai giovani e alle donne.

•⁠ ⁠Un piano straordinario di investimenti infrastrutturali, per potenziare le reti viarie, i collegamenti digitali, il trasporto pubblico e i servizi essenziali. Condizioni indispensabili per consentire alle imprese di restare, a nuove attività di insediarsi e alle persone di continuare a vivere e lavorare in montagna.

L’Appennino bolognese non chiede assistenza. Chiede gli strumenti per competere, produrre e creare lavoro.

Difendere il lavoro in montagna significa difendere il futuro di un intero territorio.

Non lasciamo che l’Appennino perda imprese, lavoro e abitanti.
Firmiamo per il suo futuro.