Campagna di ascolto del Pd di Bologna “Bo per te – Tu per Bo: idee per migliorare la città e la cittadinanza”
Sintesi ragionata dei risultati
Il questionario restituisce l’immagine di una Bologna alla quale si continua a riconoscere un’identità forte (culturale, solidale, aperta), ma che viene percepita come più fragile nella vita quotidiana. Le richieste non riguardano tanto un cambio di identità, quanto una città che funzioni meglio: più sicura, pulita, accessibile, capace di garantire casa, sanità, servizi e mobilità.
Il campione
Sono state raccolte 1620 risposte tra il 10 giugno e il 29 luglio 2026. Il 70% dei questionari compilati sono stati riempiti di persona durante i banchetti e le Feste dell'Unità di quartiere, il 30% sono stati compilati online sul sito del Pd di Bologna.
Anagrafica:
- L’83% dichiara di abitare a Bologna.
- L’età mediana, tra le 1310 risposte numeriche, è 60 anni.
- I pensionati sono il 44% di chi ha indicato la propria condizione.
Il questionario non può quindi essere considerato rappresentativo dell’intera popolazione bolognese: fotografa soprattutto un campione adulto, con una presenza anziana significativa e una distribuzione territoriale disomogenea. I risultati vanno letti come segnali e orientamenti, non come un sondaggio vero e proprio.
Le priorità indicate
La prima domanda “Quali temi ritieni più importanti per la vita della città e per la tua vita in città?” consentiva più risposte: ogni persona ha scelto mediamente 4,5 temi.
| Tema | Risposte | % |
| Sanità territoriale | 1040 | 64,2% |
| Sicurezza | 840 | 51,9% |
| Casa | 730 | 45,1% |
| Ambiente e verde pubblico | 730 | 45,1% |
| Pulizia e decoro | 610 | 37,7% |
| Mobilità e parcheggi | 490 | 30,2% |
| Strade e manutenzione | 480 | 29,6% |
| Sociale, anziani e disabilità | 480 | 29,6% |
| Scuola e famiglie | 480 | 29,6% |
| Giovani, sport e cultura | 450 | 27,8% |
| Partecipazione dei cittadini | 300 | 18,5% |
| Efficienza del Comune | 290 | 17,9% |
| Commercio e lavoro | 160 | 9,9% |
I temi elencati ricorrono, poi, nella seconda domanda “Cosa cambieresti per avere una Bologna migliore”, nella terza “Cosa, invece, deve restare com'è?” e nella quarta “Usa tre parole per dirci come dev'essere la Bologna del futuro”.
- La sanità è soprattutto un bene da difendere
La sanità territoriale è nettamente al primo posto, ma compare molto meno quando si chiede concretamente “cosa cambieresti”: soltanto sette risposte aperte la citano direttamente, mentre quattordici la indicano tra ciò che deve essere preservato.
Questo suggerisce che la sanità venga percepita contemporaneamente come una preoccupazione e come un patrimonio: non un sistema da rifondare, ma un servizio pubblico considerato prezioso e vulnerabile, da rendere più vicino, accessibile e tempestivo.
Il dato è influenzato dall’età del campione: la sanità come priorità è scelta dal 77% degli over 65, ma resta importante anche tra gli under 35, dove raggiunge il 57%.
- Sicurezza: la domanda più trasversale
La sicurezza attraversa l’intero questionario:
- è scelta dal 52% delle persone tra le priorità;
- compare in 480 risposte alla seconda domanda (“Cosa cambieresti per avere una Bologna migliore”)
- “sicura” è la parola più utilizzata per descrivere la Bologna futura (quarta domanda).
Non sembra essere una preoccupazione esclusivamente degli anziani. Nel campione è indicata come priorità dal 63% delle persone tra 35 e 54 anni, dal 61% tra 55 e 64 anni e dal 57% degli under 35, contro il 46% degli over 65.
Nelle risposte aperte prevale una richiesta di presenza visibile, controlli, illuminazione, applicazione delle regole e cura delle zone sensibili. Sono meno numerosi, ma presenti, i riferimenti alla prevenzione sociale.
Per il futuro, il punto non sembra essere scegliere tra sicurezza e inclusione, ma costruire una politica che tenga insieme controllo, prevenzione, presidio sociale e qualità dello spazio pubblico.
- La casa è la vera frattura generazionale
Il 45% indica la casa tra le priorità e 32 risposte aperte alla seconda domanda chiedono interventi su affitti, edilizia pubblica, immobili vuoti, affitti brevi e accesso all’acquisto.
È il tema sul quale la distanza tra generazioni è più evidente:
- casa indicata come priorità dal 70% degli under 35;
- dal 45% delle persone tra 35 e 54 anni;
- dal 35% degli over 65.
Le risposte collegano il costo dell’abitare alla capacità di Bologna di trattenere studenti, giovani lavoratori e famiglie. La casa emerge quindi non soltanto come questione sociale, ma come condizione per evitare una città più anziana, turistica e selettiva.
- La mobilità è meno prioritaria in astratto, ma molto presente nella vita concreta
“Mobilità e parcheggi” viene scelta come priorità dal 30%, ma è l’argomento più ricorrente nelle risposte su cosa cambiare: compare in 52 casi. È il segno che la mobilità viene vissuta soprattutto attraverso problemi quotidiani e molto concreti.
Le risposte alla seconda domanda mostrano due orientamenti:
- 270 chiedono esplicitamente più trasporto pubblico, tram, ciclabilità, pedonalità o riduzione delle auto;
- 160 insistono su parcheggi, scorrimento del traffico, accessibilità dalla periferia o critiche a 'Bologna Citta 30'.
Le due posizioni non sono sempre contrapposte: alcune persone chiedono contemporaneamente ciclabili protette, trasporto pubblico migliore e una revisione di specifiche scelte sulla circolazione. Il tema futuro potrebbe quindi essere non una contrapposizione “auto contro biciclette” ma un forte desiderio di affidabilità, accessibilità, sicurezza e qualità progettuale della mobilità.
- Pulizia e manutenzione sono una misura della fiducia
Pulizia, decoro, strade e manutenzione costituiscono un unico grande campo di attenzione. Nelle risposte aperte su cosa dovrebbe cambiare ricorrono: portici sporchi, buche, marciapiedi, rifiuti, verde non curato, graffiti, illuminazione e piccoli interventi mancanti.
Non sono percepiti solo come problemi estetici: diventano indicatori della presenza delle istituzioni e della capacità amministrativa. Non a caso “strade e manutenzione” ed “efficienza del Comune”, così come “mobilità” ed “efficienza”, vengono selezionate insieme circa il doppio di quanto ci si aspetterebbe casualmente.
Il messaggio è che la qualità delle grandi trasformazioni si misura anche attraverso la manutenzione ordinaria e la rapidità con cui viene data risposta alle segnalazioni.
Ciò che Bologna non deve perdere
Quando si chiede, nella terza domanda, cosa debba restare com’è, emergono soprattutto:
- offerta culturale, eventi, università e biblioteche;
- solidarietà, associazionismo, accoglienza e servizi sociali;
- apertura, libertà e clima democratico;
- sanità e servizi pubblici;
- vivacità degli spazi comuni;
- politiche di mobilità sostenibile, per una parte del campione.
La cultura è particolarmente significativa: non compare ai vertici dei “problemi”, ma è il tema più citato tra le cose da preservare. È dunque percepita come un capitale già esistente, non come una mancanza.
Lo stesso vale per la solidarietà. La rete associativa, il volontariato e l’attitudine all’accoglienza vengono considerate parti costitutive dell’identità bolognese. Ogni progetto di cambiamento dovrebbe quindi evitare che si impoverisca proprio questa infrastruttura sociale.
Il ruolo dei cittadini
Alla domanda, la quarta, su come contribuire al miglioramento della città, emergono quattro modalità principali:
- partecipazione, confronto e ascolto: 520 risposte;
- rispetto delle regole, senso civico e cura quotidiana: 360 risposte;
- iniziative di quartiere e progetti dal basso: 250 risposte;
- volontariato e associazionismo: 140 risposte.
È interessante che la partecipazione sia scelta solo dal 18,5% come “tema prioritario” nel rispondere alla prima domanda del questionario, ma diventi la prima risposta quando si parla del ruolo dei cittadini. Questo significa che viene considerata soprattutto un metodo per affrontare i problemi.
Affiora però una condizione: molte persone sono disponibili a partecipare, ma chiedono di essere ascoltate “davvero” e di vedere un seguito alle segnalazioni. La partecipazione funziona, quindi, come un patto di reciprocità: responsabilità dei cittadini, ma anche risposta verificabile delle istituzioni.
La Bologna del futuro in poche parole
Le parole esatte più ricorrenti utilizzate per rispondere alla quarta domanda sono:
- sicura: 400 risposte;
- pulita: 310;
- verde: 300;
- accogliente: 250;
- inclusiva: 190;
- aperta: 110;
- sostenibile ed efficiente: 80 ciascuna.
La combinazione è forse il risultato più interessante. Il campione non immagina una città soltanto più ordinata o soltanto più aperta: chiede una Bologna contemporaneamente sicura e accogliente, pulita e inclusiva, verde ed efficiente.
Spunti per il futuro
Dalle risposte si possono ricavare sei direzioni:
- Fare della casa la priorità generazionale, legandola a giovani, studenti, lavoro, natalità e regolazione degli affitti brevi.
- Costruire una sicurezza urbana integrata, unendo presenza sul territorio, illuminazione e rispetto delle regole a prevenzione sociale e cura degli spazi.
- Difendere la sanità di prossimità, percepita come uno dei beni comuni più importanti della città.
- Portare il dibattito sulla mobilità dai simboli ai risultati: tempi certi, mezzi affidabili, collegamenti periferici, sicurezza ciclabile e informazioni chiare sui cambiamenti.
- Rendere visibile la capacità di manutenzione, perché pulizia, strade, portici e verde sono il punto in cui i cittadini misurano quotidianamente l’efficienza pubblica.
- Proteggere il capitale culturale e sociale di Bologna, evitando che turismo, caro-casa e trasformazione commerciale impoveriscano il tessuto sociale e riducano la presenza stabile di studenti, residenti, associazioni, botteghe e luoghi di comunità.
In conclusione
Le risposte descrivono una città che non chiede di cambiare anima, ma di rendere concreta la propria identità. Bologna deve continuare a essere aperta, solidale e culturalmente viva, dimostrando però maggiore capacità di governare i problemi quotidiani. La sfida futura sta proprio nel tenere insieme queste due dimensioni: valori e funzionamento, accoglienza e regole, trasformazione e cura.
Bologna investe su redditi e famiglie: 53 milioni per sostenere chi affronta il caro vita
La variazione di bilancio da 53 milioni di euro approvata dalla Giunta di Bologna è una scelta importante, soprattutto per la direzione politica che indica: in una fase in cui il costo della vita continua a pesare sulle famiglie, le risorse pubbliche vanno utilizzate prima di tutto per sostenere le persone e difenderne il potere d’acquisto.
Il cuore della manovra sono oltre 10 milioni di nuovi stanziamenti. Tre milioni finanziano 'Bologna ti sostiene', rivolto anche a quella parte di ceto medio che lavora, ma sempre più spesso fatica ad arrivare alla fine del mese. Il programma prevede microcredito sociale fino a 10 mila euro, rivolto a chi ha un Isee fino a 35 mila euro, per affrontare spese legate alla casa, alla salute, all’educazione, alla mobilità e alle necessità familiari. A questo si aggiungono risorse per il caro energia, l’edilizia sociale, l’assunzione di assistenti sociali, i servizi sociosanitari per gli anziani e gli interventi nei servizi 0-6.
È una linea che come Partito Democratico condividiamo e sosteniamo fortemente. Bologna è una città con molte opportunità e livelli occupazionali elevati, ma è anche una città costosa. Il problema, oggi, non riguarda soltanto chi si trova in condizioni di povertà: riguarda lavoratori, giovani, famiglie e pensionati che vedono una parte sempre maggiore del proprio reddito assorbita dall’affitto, dalla spesa, dalle bollette e dai costi quotidiani.
Per questo, la politica deve tornare a parlare con forza di salari, redditi e potere d’acquisto. E deve farlo con scelte concrete.
C’è anche una differenza politica importante che va sottolineata. Mentre Bologna investe risorse per proteggere i redditi e mantenere forti scuola, welfare, trasporto pubblico e servizi, i Comuni continuano a fare i conti con sempre meno risorse e con l’aumento dei costi.
Le priorità scelte si vedono da dove si impiegano le risorse. Per noi, vengono prima le persone che lavorano, le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, chi rischia di non riuscire più a sostenere i costi della vita in città.
Bologna sta facendo la sua parte. Dal Governo ci aspettiamo la stessa priorità: meno propaganda e più risposte su salari, costo della vita, casa, sanità e servizi pubblici. Perché il problema concreto di milioni di italiani, oggi, è far quadrare i conti alla fine del mese ed è responsabilità di chi governa non lasciare indietro nessuno.
Lettera del Segretario Provinciale, Enrico Di Stasi
Care iscritte, cari iscritti,
ci sono momenti in cui una comunità è chiamata a scegliere da che parte stare.
Bologna, nella sua storia, ha sempre scelto da che parte stare. Ha scelto di non piegarsi alla paura, alla violenza e all’odio. Ha scelto di reagire alle proprie ferite chiedendo verità e giustizia. È una tradizione che appartiene profondamente alla nostra città e che è diventata parte della sua identità democratica. Ogni volta che Bologna è stata colpita, le cittadine e i cittadini hanno risposto stringendosi insieme, difendendo le istituzioni e chiedendo che la verità fosse accertata fino in fondo. Lo abbiamo fatto per la strage del 2 agosto, per Ustica, per le vittime della Banda della Uno Bianca, per l’assassinio del capotreno Alessandro Ambrosio, per Alessandra Matteuzzi e per Sofia Stefani. La ricerca della verità e della giustizia è il modo con cui Bologna ha sempre affrontato le proprie ferite.
Nelle ultime settimane la nostra città ha vissuto giorni difficili. Una tragedia che ha colpito una famiglia, un quartiere, una comunità; tensioni che hanno attraversato Bologna; violenze inaccettabili contro le Forze dell’Ordine e una campagna di strumentalizzazione politica culminata con minacce gravissime nei confronti del Sindaco Matteo Lepore, tanto da rendere necessaria l’assegnazione della scorta.
In momenti come questi emerge la differenza tra chi prova a tenere unita una comunità e chi, invece, sceglie di alimentare lo scontro perché pensa di ricavarne un vantaggio politico.
Noi abbiamo scelto la prima strada.
Lo abbiamo fatto di fronte alla morte di Abderrahim Fakir. Fin dal primo momento abbiamo espresso vicinanza alla sua famiglia e alla comunità del Pilastro, chiedendo che venisse fatta piena luce su quanto accaduto e ribadendo la nostra fiducia nel lavoro della magistratura.
Per questo abbiamo sostenuto il presidio promosso dal Sindaco Matteo Lepore in Piazza Nettuno. Non era una manifestazione contro qualcuno. Era una manifestazione per qualcosa: per la verità, per la giustizia, per dare alla città uno spazio democratico nel quale esprimere dolore, vicinanza e umanità. Le parole della famiglia di Abderrahim, che ha chiesto di non rispondere all’odio con altro odio ma di affidarsi alla giustizia, hanno rappresentato il senso più autentico di quella giornata.
Poche ore dopo, però, altri hanno scelto una strada diversa. Gruppi violenti hanno cercato lo scontro con le Forze dell’Ordine, tradendo il significato di quella piazza e cercando di trasformare il dolore in guerriglia. Lo abbiamo condannato subito, senza esitazioni. Chi usa la violenza non rappresenta Bologna e non rappresenta la domanda di verità e giustizia che è emersa con forza in Piazza Nettuno.
Ma quello che è accaduto dopo non è stato meno grave.
La destra ha scelto di usare questa tragedia per colpire Matteo Lepore e Bologna. Ancora una volta ha seguito uno schema che conosciamo bene: quando non riesce a battere un avversario sul terreno delle idee, dell’amministrazione e del consenso, prova a colpirlo attraverso la delegittimazione.
Hanno cercato di attribuire al Sindaco responsabilità che non aveva. Hanno confuso volutamente un presidio democratico con gli scontri provocati da gruppi estremisti. Hanno costruito una narrazione falsa per alimentare lo scontro e dividere la città.
Le parole, però, hanno un peso.
Quando si alimenta ogni giorno un clima di odio e di delegittimazione, quando si trasforma un avversario politico in un bersaglio, il rischio è che qualcuno faccia un passo in più. Le minacce rivolte a Matteo Lepore e la decisione di assegnargli una scorta sono un fatto gravissimo. Quando un Sindaco è costretto a vivere sotto protezione non viene colpita soltanto una persona. Viene colpita la libertà delle istituzioni democratiche e il diritto di rappresentare la propria comunità senza intimidazioni.
Noi continueremo a difendere un principio semplice ma fondamentale: chiedere verità per la morte di Abderrahim Fakir e condannare, senza esitazione, ogni violenza contro le Forze dell’Ordine. Non sono due posizioni in contraddizione. Sono la stessa idea di Stato di diritto. Sono gli stessi valori che tengono insieme una democrazia matura.
Tra pochi giorni Bologna si ritroverà ancora una volta nel luogo che più di ogni altro rappresenta la sua memoria civile: la stazione della strage del 2 agosto.
Da quarantasei anni questa città continua a chiedere verità e giustizia per le ottantacinque vittime della strage fascista. Non lo ha mai fatto con spirito di vendetta, ma con la forza della democrazia, della partecipazione e della fiducia nelle istituzioni repubblicane.
È questa la Bologna che conosciamo. Ed è questa la Bologna che vogliamo continuare a costruire.
Per questo vi chiedo di essere presenti, domenica prossima, alle celebrazioni del 2 agosto. Non sarà soltanto un momento di memoria. Sarà anche l’occasione per ribadire, insieme, che la nostra città continuerà a rispondere all’odio con la democrazia, alle strumentalizzazioni con la verità e alle intimidazioni con la forza delle sue istituzioni.
Voglio cogliere l’occasione anche per ringraziarvi per quello che fate ogni giorno per il nostro Partito. Le Feste dell’Unità che si sono svolte in queste settimane hanno confermato, ancora una volta, la forza della nostra comunità e il valore dell’impegno di centinaia di volontarie e volontari. Vi do appuntamento alla Festa Provinciale dell’Unità di Bologna, dal 27 agosto al 20 settembre, per continuare insieme questo percorso di partecipazione e confronto.
Un caro saluto,
Enrico Di Stasi
Segretario provinciale Partito Democratico Bologna
Voci in circolo. Idee in movimento
"Voci in circolo, idee in movimento” è un percorso di ascolto promosso dal Partito Democratico di Bologna per raccogliere opinioni, priorità, bisogni e proposte di iscritti e simpatizzanti. Il questionario, anonimo, è pensato per aiutarci a conoscere meglio chi partecipa alla vita del partito, capire quali temi sono considerati più urgenti e individuare modi concreti per rafforzare il ruolo dei circoli come luoghi di confronto, partecipazione e iniziativa sul territorio.
L’obiettivo è semplice: ascoltare di più e meglio. Vogliamo dare spazio alle idee, far emergere criticità e aspettative, e costruire insieme una presenza politica più vicina alle persone, più utile nelle comunità e più capace di coinvolgere chi ha voglia di contribuire. Il questionario affronta temi legati all’identità e al contesto delle persone, al giudizio sull’azione politica nazionale e locale, alla partecipazione nei circoli e alle proposte per il futuro.
La compilazione può avvenire in presenza, nei circoli, come occasione di confronto e discussione condivisa, oppure direttamente online attraverso il modulo dedicato. Invitiamo tutte e tutti a partecipare: ogni risposta può essere utile per rendere il PD di Bologna più aperto, più radicato e più capace di mettere in movimento energie nuove.
Compila il questionario online qui:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfbT8wsa70fo7qWc3vFrG4b944TZ-mJ-eZ6EV_NOOk95jc4zA/viewform

Scritta BR a Bologna: Di Stasi, condanna netta, gesto grave e inaccettabile e offesa vittime terrorismo
"La scritta 'Viva le Br' apparsa al Pratello è un gesto grave e inaccettabile. Arriva nel giorno dell’anniversario del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione degli uomini della sua scorta e, a pochi giorni, dal ricordo di Marco Biagi, assassinato a Bologna dalle Nuove Brigate Rosse. Una città che porta anche la ferita della strage del 2 agosto 1980 non può tollerare provocazioni indegne di questo tipo. Non è una bravata. È un’offesa alla memoria delle vittime del terrorismo e alla storia democratica del nostro Paese e non va sottovalutata.
Preoccupa anche la superficialità con cui, nel dibattito pubblico, a volte si parla di quegli anni o si banalizzano parole e simboli legati alla violenza politica. L’ignoranza della storia non è mai innocua.
Per questo, serve una condanna netta e senza ambiguità. Bologna ha sempre scelto da che parte stare: dalla parte della democrazia e contro ogni forma di terrorismo e intolleranza, che combatterà sempre".
Enrico Di Stasi
Segretario provinciale del Pd di Bologna




