Torna la Festa de l’Unità provinciale. Ci vediamo al Parco Cevenini!

Dal 27 Agosto al 20 Settembre 2026 torna, a Bologna, la Festa provinciale de l'Unità al Parco Cevenini.

Per questa edizione il claim scelto è "Bologna è l'insieme. La città di tutti e il futuro di ognuno".

Perché questo titolo? Perché è una presa di posizione chiara e, allo stesso tempo, un omaggio alla nostra meravigliosa città, sempre più metropolitana.

Nella narrazione della destra, l’identità diventa conservazione e tradizione esasperata, stereotipo che comprime e omologa. Il molteplice è schiacciato e ridotto a uno.

In quella visione, la complessità della vita reale è qualcosa da ordinare, normalizzare, controllare. E le differenze vengono spesso raccontate come incertezza, confusione, complicazione.

Ma nella vita reale, la complessità non è disordine. Al contrario. È ricchezza, possibilità, libertà. È il diritto a essere persone diverse e uniche, pur abitando nello stesso luogo.

La nostra Bologna è uno spazio condiviso, in cui le differenze non sono un ostacolo, ma un generatore di relazioni e innovazione.

Per questo, abbiamo voluto dire in modo forte e chiaro, nel nostro manifesto della Festa provinciale 2026, che Bologna è l’insieme, una molteplicità di cose diverse che convivono positivamente arricchendosi a vicenda. E proprio per questo la città di tutti e il futuro di ognuno.


Lettera del Segretario Provinciale, Enrico Di Stasi

Care iscritte, cari iscritti,

ci sono momenti in cui una comunità è chiamata a scegliere da che parte stare.

Bologna, nella sua storia, ha sempre scelto da che parte stare. Ha scelto di non piegarsi alla paura, alla violenza e all’odio. Ha scelto di reagire alle proprie ferite chiedendo verità e giustizia. È una tradizione che appartiene profondamente alla nostra città e che è diventata parte della sua identità democratica. Ogni volta che Bologna è stata colpita, le cittadine e i cittadini hanno risposto stringendosi insieme, difendendo le istituzioni e chiedendo che la verità fosse accertata fino in fondo. Lo abbiamo fatto per la strage del 2 agosto, per Ustica, per le vittime della Banda della Uno Bianca, per l’assassinio del capotreno Alessandro Ambrosio, per Alessandra Matteuzzi e per Sofia Stefani. La ricerca della verità e della giustizia è il modo con cui Bologna ha sempre affrontato le proprie ferite.

Nelle ultime settimane la nostra città ha vissuto giorni difficili. Una tragedia che ha colpito una famiglia, un quartiere, una comunità; tensioni che hanno attraversato Bologna; violenze inaccettabili contro le Forze dell’Ordine e una campagna di strumentalizzazione politica culminata con minacce gravissime nei confronti del Sindaco Matteo Lepore, tanto da rendere necessaria l’assegnazione della scorta.

In momenti come questi emerge la differenza tra chi prova a tenere unita una comunità e chi, invece, sceglie di alimentare lo scontro perché pensa di ricavarne un vantaggio politico.

Noi abbiamo scelto la prima strada.

Lo abbiamo fatto di fronte alla morte di Abderrahim Fakir. Fin dal primo momento abbiamo espresso vicinanza alla sua famiglia e alla comunità del Pilastro, chiedendo che venisse fatta piena luce su quanto accaduto e ribadendo la nostra fiducia nel lavoro della magistratura.

Per questo abbiamo sostenuto il presidio promosso dal Sindaco Matteo Lepore in Piazza Nettuno. Non era una manifestazione contro qualcuno. Era una manifestazione per qualcosa: per la verità, per la giustizia, per dare alla città uno spazio democratico nel quale esprimere dolore, vicinanza e umanità. Le parole della famiglia di Abderrahim, che ha chiesto di non rispondere all’odio con altro odio ma di affidarsi alla giustizia, hanno rappresentato il senso più autentico di quella giornata.

Poche ore dopo, però, altri hanno scelto una strada diversa. Gruppi violenti hanno cercato lo scontro con le Forze dell’Ordine, tradendo il significato di quella piazza e cercando di trasformare il dolore in guerriglia. Lo abbiamo condannato subito, senza esitazioni. Chi usa la violenza non rappresenta Bologna e non rappresenta la domanda di verità e giustizia che è emersa con forza in Piazza Nettuno.

Ma quello che è accaduto dopo non è stato meno grave.

La destra ha scelto di usare questa tragedia per colpire Matteo Lepore e Bologna. Ancora una volta ha seguito uno schema che conosciamo bene: quando non riesce a battere un avversario sul terreno delle idee, dell’amministrazione e del consenso, prova a colpirlo attraverso la delegittimazione.

Hanno cercato di attribuire al Sindaco responsabilità che non aveva. Hanno confuso volutamente un presidio democratico con gli scontri provocati da gruppi estremisti. Hanno costruito una narrazione falsa per alimentare lo scontro e dividere la città.

Le parole, però, hanno un peso.

Quando si alimenta ogni giorno un clima di odio e di delegittimazione, quando si trasforma un avversario politico in un bersaglio, il rischio è che qualcuno faccia un passo in più. Le minacce rivolte a Matteo Lepore e la decisione di assegnargli una scorta sono un fatto gravissimo. Quando un Sindaco è costretto a vivere sotto protezione non viene colpita soltanto una persona. Viene colpita la libertà delle istituzioni democratiche e il diritto di rappresentare la propria comunità senza intimidazioni.

Noi continueremo a difendere un principio semplice ma fondamentale: chiedere verità per la morte di Abderrahim Fakir e condannare, senza esitazione, ogni violenza contro le Forze dell’Ordine. Non sono due posizioni in contraddizione. Sono la stessa idea di Stato di diritto. Sono gli stessi valori che tengono insieme una democrazia matura.

Tra pochi giorni Bologna si ritroverà ancora una volta nel luogo che più di ogni altro rappresenta la sua memoria civile: la stazione della strage del 2 agosto.

Da quarantasei anni questa città continua a chiedere verità e giustizia per le ottantacinque vittime della strage fascista. Non lo ha mai fatto con spirito di vendetta, ma con la forza della democrazia, della partecipazione e della fiducia nelle istituzioni repubblicane.

È questa la Bologna che conosciamo. Ed è questa la Bologna che vogliamo continuare a costruire.

Per questo vi chiedo di essere presenti, domenica prossima, alle celebrazioni del 2 agosto. Non sarà soltanto un momento di memoria. Sarà anche l’occasione per ribadire, insieme, che la nostra città continuerà a rispondere all’odio con la democrazia, alle strumentalizzazioni con la verità e alle intimidazioni con la forza delle sue istituzioni.

Voglio cogliere l’occasione anche per ringraziarvi per quello che fate ogni giorno per il nostro Partito. Le Feste dell’Unità che si sono svolte in queste settimane hanno confermato, ancora una volta, la forza della nostra comunità e il valore dell’impegno di centinaia di volontarie e volontari. Vi do appuntamento alla Festa Provinciale dell’Unità di Bologna, dal 27 agosto al 20 settembre, per continuare insieme questo percorso di partecipazione e confronto.

Un caro saluto,

Enrico Di Stasi
Segretario provinciale Partito Democratico Bologna


43 sindache e sindaci della Città metropolitana di Bologna, di diverse estrazioni politiche e civiche, firmano un documento di solidarietà per Matteo Lepore

Le sindache e i sindaci della Città metropolitana di Bologna esprimono piena solidarietà e vicinanza al sindaco di Bologna e della Città metropolitana, Matteo Lepore, e alla sua famiglia, a seguito delle gravi minacce ricevute che hanno reso necessaria l'adozione di misure di protezione personale.

Si tratta di un fatto di eccezionale gravità che non può essere derubricato a episodio isolato, né ricondotto alla normale dialettica politica. Quando un amministratore viene minacciato per l'esercizio delle proprie funzioni, viene colpita l'intera comunità democratica e il libero esercizio delle istituzioni.

Il confronto tra idee, anche quando è acceso, è il fondamento della democrazia. Le intimidazioni, le minacce e la violenza, verbale o fisica, non potranno mai farne parte. Per questo, riteniamo indispensabile una condanna netta e unanime di ogni forma di odio e di delegittimazione che rischia di alimentare un clima sempre più pericoloso.

Rivolgiamo un appello a tutte le istituzioni, a ogni livello, e a tutte le forze politiche affinché prevalgano responsabilità, equilibrio e rispetto reciproco. Le parole hanno un peso e chi ricopre incarichi pubblici ha il dovere di contribuire ad abbassare i toni del confronto, senza alimentare contrapposizioni che possano trasformarsi in odio e violenza.

La solidarietà a Matteo Lepore è la solidarietà a tutti i sindaci e gli amministratori locali che, ogni giorno, operano al servizio delle proprie comunità. Difendere chi rappresenta le istituzioni significa difendere la democrazia, lo Stato di diritto e i valori di convivenza civile che contraddistinguono il nostro territorio.

Firme:

Alto Reno Terme – Giuseppe Nanni
Anzola dell'Emilia – Paolo Iovino
Argelato – Claudia Muzic
Baricella – Omar Mattioli
Bentivoglio – Alice Vecchi
Borgo Tossignano – Mauro Ghini
Budrio – Debora Badiali
Calderara di Reno – Giampiero Falzone
Camugnano – Marco Masinara
Casalecchio di Reno – Matteo Ruggeri
Casalfiumanese – Beatrice Poli
Castel d'Aiano – Rossella Chiari
Castel di Casio – Daniele Bertacci
Castel Guelfo di Bologna – Claudio Franceschi
Castel Maggiore – Luca Vignoli
Castel San Pietro Terme – Francesca Marchetti
Castello d'Argile – Alessandro Erriquez
Castenaso – Carlo Gubellini
Castiglione dei Pepoli – Tommaso Tarabusi
Crevalcore – Marco Martelli
Fontanelice – Gabriele Meluzzi
Gaggio Montano – Giuseppe Pucci
Granarolo dell'Emilia – Alessandro Ricci
Grizzana Morandi – Franco Rubini
Imola – Marco Panieri
Lizzano in Belvedere – Barbara Franchi
Loiano – Roberto Serafini
Marzabotto – Valentina Cuppi
Medicina – Matteo Montanari
Minerbio – Roberta Bonori
Molinella – Bruno Bernardi
Mordano – Nicola Tassinari
Monte San Pietro – Monica Cinti
Ozzano dell'Emilia – Luca Lelli
Pieve di Cento – Luca Borsari
Sala Bolognese – Emanuele Bassi
Sant'Agata Bolognese – Giuseppe Vicinelli
San Giorgio di Piano – Paolo Crescimbeni
San Lazzaro di Savena – Marilena Pillati
San Pietro in Casale – Alessandro Poluzzi
Sasso Marconi – Roberto Parmeggiani
Valsamoggia – Milena Zanna
Zola Predosa – Davide Dall'Omo


Bologna unita per Fakir: giustizia e verità, no alla violenza

Ieri sera, Bologna ha vissuto un momento di grande partecipazione e vicinanza collettiva. Oltre 5.000 persone si sono strette pacificamente vicino alla famiglia di Abderrahim Fakir in piazza del Nettuno, per chiedere verità e giustizia, e le parole pronunciate dalla nipote Yosra hanno interpretato al meglio la risposta civile e democratica della città alla tragedia accaduta al Pilastro.

Bologna, come sempre nei momenti più difficili, ci ha reso orgogliosi della sua comunità e ringraziamo il sindaco Matteo Lepore per averla chiamata in piazza e avere unito la cittadinanza, al contrario della destra che vuole solo dividere, pretendendo di conoscere già gli esiti delle indagini in modo pregiudiziale. Le devastazioni e gli scontri avvenuti più tardi davanti alla Prefettura sono, invece, da condannare senza nessuna attenuante.

Alle forze dell'ordine e ai feriti va il nostro sostegno. La violenza non aiuta certo, ma anzi ostacola, la ricerca di verità per Fakir, la cui famiglia si è giustamente dissociata da modalità che nulla hanno a che fare con la loro commovente compostezza e la ricerca di giustizia nel rispetto delle istituzioni.

Atteggiamenti di provocazione e violenza che, però, certo non possono né devono limitare l'esercizio democratico dei cittadini che devono potersi riunire tutte le volte che la comunità ne ha bisogno, come avvenuto ieri.
Ora però i riflettori non vanno spostati sugli scontri degli antagonisti, come vorrebbe la destra, ma restare su Fakir. Per lui pretendiamo giustizia e verità, che devono arrivare in modo rapido e trasparente. Non si può morire in questo modo, nessuno merita di morire in questo modo mentre è affidato allo Stato. La magistratura, in cui abbiamo la massima fiducia, farà le sue indagini e la Ausl di Bologna ha avviato un'indagine interna.

Occorre però, che al di là delle indagini, lo Stato si interroghi seriamente per il futuro, valutando se le modalità di intervento indicate dai protocolli in questi casi siano veramente efficaci o mettano a rischio la vita dei soggetti più fragili e malati e l'umanità nei loro confronti. Lo deve alla vittima, ai cittadini ma anche alle forze dell'ordine, che devono poter agire con serenità, attraverso procedure che non si concludano in tragedie.

Enrico Di Stasi
Segretario provinciale Pd Bologna


Morte di Fakir al Pilastro. Le parole del segretario Di Stasi e l'adesione all'incontro in piazza di lunedì 20 luglio

La comunità del Partito democratico di Bologna si stringe con grande dolore e angoscia attorno alla famiglia di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto oggi al Pilastro, e all’intera comunità del quartiere, profondamente colpita da una vicenda gravissima che suscita sgomento e forte apprensione per le dinamiche con cui è avvenuta.

Confidiamo nel lavoro della magistratura e delle autorità competenti, affinché ogni responsabilità sia accertata con rapidità e con la massima trasparenza. È indispensabile fare piena luce su quanto accaduto, nel rispetto della vittima, dei suoi familiari, della comunità del Pilastro e di tutta la città.

Come ha fatto il sindaco Matteo Lepore, invitiamo tutti domani lunedì 20 luglio in piazza Nettuno alle 19:00, per chiedere verità e giustizia ed essere vicini alla comunità del Pilastro in un momento di riflessione e raccoglimento.

Enrico Di Stasi
Segretario provinciale Pd Bologna


Bologna cambia: avanti con ascolto, cura e responsabilità. Le parole del segretario Di Stasi

In questi anni Bologna ha vissuto una stagione straordinaria di cambiamento. L’Amministrazione guidata da Matteo Lepore ha avuto il coraggio di cogliere fino in fondo un’occasione che difficilmente si ripresenterà: investimenti pubblici senza precedenti, il PNRR, nuove infrastrutture, interventi sulla mobilità, sui quartieri, sulle scuole, sugli spazi pubblici e sulla qualità urbana.

Come Partito Democratico rivendichiamo questa scelta. Governare significa anche assumersi la responsabilità di decisioni difficili pensando alla città dei prossimi dieci o vent’anni. Bologna aveva bisogno di affrontare nodi aperti da molto tempo e questo percorso è stato possibile grazie a una visione e al coraggio di realizzarla.

Allo stesso tempo dobbiamo ascoltare quello che una parte della città ci sta dicendo. Una trasformazione così profonda porta inevitabilmente con sé fatica, preoccupazioni e anche critiche. I cantieri, i cambiamenti nelle abitudini quotidiane, le difficoltà vissute da cittadini e attività economiche non possono essere considerati semplicemente un prezzo da pagare. La buona politica deve saper spiegare, ma soprattutto deve saper ascoltare.

Il Partito Democratico vuole svolgere esattamente questo ruolo: sostenere con convinzione il progetto di cambiamento della città, ma mantenere un rapporto costante con le persone, raccogliere problemi, correggere dove serve, migliorare le risposte. Un partito utile non è quello che applaude soltanto: è quello che aiuta una comunità ad attraversare le trasformazioni senza lasciare indietro nessuno.

Ora inizia una fase altrettanto importante: quella della cura. Le grandi trasformazioni devono essere accompagnate da un’attenzione ancora più forte alla città di tutti i giorni: la manutenzione degli spazi pubblici, la pulizia, il decoro, la qualità dei quartieri, la sicurezza e la vivibilità delle strade e delle piazze. Perché una città cambia davvero quando alle grandi opere si affianca la capacità di rispondere anche ai bisogni quotidiani delle persone.

Nei prossimi mesi molti cantieri diventeranno opere, servizi, collegamenti migliori e nuovi spazi per vivere Bologna. La sfida sarà fare in modo che ogni cittadina e ogni cittadino possa riconoscersi in questi cambiamenti e percepirne concretamente i benefici.

Per questo saremo ancora di più nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nei circoli, nelle strade: per ascoltare, migliorare e costruire insieme la Bologna che verrà.

Enrico Di Stasi
Segretario provinciale Pd Bologna